Palermo e le sue chiese

La Cattedrale di Palermo

Davvero imperdibile è il duomo di Palermo. L’impatto visivo di tale monumento dall’esterno non può essere più dimenticato ed è simbolo per eccellenza dello stile monumentale palermitano, che deriva dalla mescolanza arabo – normanna.

La Chiesa è divisa in tre navate da pilastri che sostengono volte a botte, con una cupola posta nel punto di incrocio tra il transetto e la navata centrale, la quale è stata realizzata a seguito degli estesi rifacimenti operati tra il 1781 e il 1801. Nelle prime due cappelle della navata meridionale sono ammirabili le tombe degli imperatori e dei reali normanno-svevi di Sicilia: Costanza II d’Aragona, moglie di Federico II; Enrico VI; Federico II; Pietro II d’Aragona; Ruggero II. Dietro il lato destro del transetto vi è poi il Tesoro della Cattedrale dove si conserva la corona di Costanza d’Aragona, mirabile esempio di gioielleria medievale con gemme, perle, ricami e smalti. La cripta del VI secolo presente nel lato sinistro della Cattedrale, poi modificata dai normanni, è divisa in due navate e conserva tombe di età romana e medievale per lo più le spoglie degli arcivescovi della cattedrale stessa. Da segnalare un’ulteriore sepoltura risalente ai giorni nostri: quella di un uomo semplice, Padre Pino Puglisi, la cui vita è diventata simbolo della lotta alla mafia. Egli, come parroco di un quartiere di Palermo popolare e difficile come Brancaccio, procurava ai bambini della zona
delle attività alternative rispetto alla vita di strada. Ciò ha infastidito i boss mafiosi del tempo, i quali ne hanno dunque ordinato la morte.

Raccontate ai vostri bimbi la storia di questo super- eroe dei nostri tempi, ne rimarranno certamente colpiti. E’ però impensabile valutare una visita dei principali luoghi di culto palermitani senza includere il Duomo di Monreale, strettamente connesso alla Cattedrale della città, sia da un punto di vista temporale, essendo entrambe le strutture del medesimo periodo malgrado presentino stili diversi, sia per la leggenda ormai considerata storia. Una leggenda che vedeva protagonisti Guglielmo II, “Il buono” invitato dalla Madonna apparsagli in sogno a creare una grande chiesa col tesoro posto sul luogo dove egli era solito sonnecchiare, e Gualtiero Offamilio, allora arcivescovo della Diocesi di Palermo e suo ex istitutore, che per contrastarlo decise di realizzare una cattedrale la cui facciata fosse di bellezza senza eguali, somigliante più ad una fortezza che ad un luogo di preghiera, in quanto ricca di archi a sesto acuto tipici dall’architettura islamica, colonne con statue di santi, torri angolari, merlature. Vissero come una sfida la realizzazione delle proprie opere e per l’invidia si narra che i loro cuori non ressero alla vista dei reciproci progetti.

Pro: E’ bello anche sostare e visitare la piazzetta esterna alla Cattedrale. Se non fa troppo caldo, potreste farvi scorrazzare i vostri bimbi e riposarvi un po’ sedendovi sulle panchine di muratura, che costeggiano la recinzione esterna. Quasi sempre in questo piazzale viene “parcheggiato” in attesa del Festino di Santa Rosalia il carro con la statua della “Santuzza”, adornato ogni anno in maniera sempre particolare e diversa, anche se i fiori e segnatamente le rose non possono mai mancare. Se possibile (su prenotazione), fate una passeggiata (magari serale) sui tetti da cui si gode di una vista eccezionale sulla città. Se avete il tempo, le possibilità e siete così coraggiosi da avventurarvi con bimbi, merita una visita al suo interno anche l’adiacente museo diocesano.

ORARI VISITE:
Lunedì: 8.30 – 14.15
Martedì – Venerdì: 8.30 – 18.00
Sabato – Domenica: 9.30 – 13.30

ORARI VISITE:
Lunedì: 8.30 – 14.15
Martedì – Venerdì: 8.30 – 18.00
Sabato – Domenica: 9.30 – 13.30

Servizi gratuiti:

Informazioni e materiale turistico
Mappe
Postazione di ricarica cellulari e tablet
Nursery
WC (anche per disabili)
Infopoint virtuale
Wi-fi

La Chiesa della Catena

La Chiesa della Catena, si trova a piazza della Doganella, vicinissimo alla Cala. Fu costruita nel XVI secolo come superbo esempio di stile gotico-catalano, con influenze rinascimentali. Una versione mistica attribuirebbe il suo nome ad un’antica leggenda secondo cui per grazia ricevuta dalla Madonna alcuni condannati a morte furono liberati dalle catene, che si sciolsero così al sole. Molto più concreta è invece l’attribuzione del nome alla lunga catena, che fissata alla sua parete esterna, chiudeva l’accesso all’antico porto di Palermo, impedendo l’attracco dei nemici.

E’ considerata una delle chiese più belle della città, eppure, tutte le volte che mi sono trovata al suo interno, mi sono sentita pervadere da un senso di oppressione, di pesantezza. Di sicuro questa conflittualità nasce dalla mia predilezione per l’opulenza barocca, in confronto al rigore gotico. Non posso negare che sia una bella chiesa, la presenza di opere del Gagini la rendono mirabile, però non è uno dei miei luoghi del cuore. 

Architettonicamente presenta un portico con tre archi ribassati, i cui tre portali sono arricchiti con bassorilievi del Gagini. L’interno è a tre navate, con tre absidi. La navata centrale ha volte a costoloni, quelle laterali volte a botte. Molto belle sono le cappelle interne della chiesa, la prima dedicata a Santa Brigida il cui soffitto mostra degli affreschi del Sozzi del XVIII secolo, raffiguranti l’incoronazione di santa Brigida e Cristo che le fa mostra del suo costato insanguinato. La seconda, considerata la più rilevante, ha un affresco in cui emerge la figura di Gesù bambino stempiato in quanto simbolo di saggezza, secondo visione bizantina. La terza cappella con bassorilievi sulla Natività del XVI secolo di Vincenzo ed Antonello Gagini e la quarta infine infine con tela anonima sull’adorazione della Natività da parte di alcuni pastori.

Pro: Di sicuro questa chiesa piacerà ai bambini. La scalinata, temuta spesso dalle spose trepidanti all’ingresso, suscita invece tanto divertimento nei piccoli. Le scale che sono davvero alte, mettono alla prova le abilità dei cuccioli nello scalare le loro prime vette. Chicco di sicuro ama questo luogo più di me!

La Basilica di San Francesco d’Assisi

La Basilica di S. Francesco d’Assisi è una delle chiese che più amo della mia città. Trovo incantevole sia la sua collocazione, in uno dei punti più suggestivi e fortemente turistici di Palermo, sia l’aura superba che infonde la sola vista della sua facciata tardo romanica.

La costruzione risale al 1260 circa e si basa sui resti di una chiesa precedente distrutta. Oltre al meraviglioso portale del XIV secolo spiccano la cappelle in stile gotico, con robusti costoloni ed intarsi di pietra lavica sul tufo grigio.

La Basilica fu distrutta nel 1823 e ricostruita in stile neoclassico verso la fine del XIX secolo. Vi trovano perfetta collocazione opere del Laurana, la “Cappella Mastrantonio” dal carattere prevalentemente rinascimentale di sicuro la più bella fra quelle presenti, gli stucchi barocchi del Serpotta, il grande artista della città ed infine alcuni affreschi di Pietro Novelli. I bombardamenti della seconda guerra mondiale distrussero ulteriormente l’antica basilica. Ma la ricostruzione voluta dai francescani fu possibile, sebbene si cercasse di mantenere quel carattere semplice più vicino al suo tratto originario.

Pro: Visitare San Francesco d’Assisi può essere interessante coi bambini. Certo, non ci si può attendere da parte dei nostri ‘accompagnatori’ grande attenzione, ma li si può coinvolgere anche solo col pensiero della piccola sosta da effettuare presso la famosa omonima Focacceria, disposta proprio di fronte all’ingresso della Basilica. Lì è riservata prevalentemente agli adulti la possibilità di gustare uno degli street food più apprezzati e amati dai palermitani doc: il pane con la milza, il cosidetto “pani ‘ca meusa”, focaccia farcita con milza, polmone e, talvolta, trachea di vitello, bolliti e soffritti accompagnati da caciocavallo grattugiato o ricotta con limone o pepe. Per i bambini hamburger e patatine fritte, ‘must’ del cibo veloce.

La Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio (La Martorana)

Non c’è palermitano adulto che non abbia pensato anche solo per un frangente di scegliere questa chiesa come luogo di celebrazione delle proprie nozze. Si è poi, probabilmente trovato costretto a desistere, ora per le dimensioni ridotte del luogo, circoscrivibile a pochi eletti, ora per le infinite liste d’attesa anno dopo anno sempre più affollate.

Santa Maria dell’Ammiraglio, meglio nota in città come “La Martorana” è un’autentica bomboniera. Appartiene all’eparchia di piana degli Albanesi, circoscrizione della Chiesa italo-albanese e officia liturgia secondo rito bizantino per gli italo-albanesi della città.

Prese il nome dall’Ammiraglio siriano di culto bizantino della flotta di Ruggero II d’Altavilla, Giorgio di Antiochia, che la edificò per ringraziare della protezione concessagli nella vita.
La chiesa, edificio normanno del Medioevo, fu costruita su pianta a croce inscritta, tipica delle chiese bizantine ed orientata in asse con l’abside a Est e la facciata a Ovest, perché rivolti ad oriente nella preghiera. Fu soggetta a svariate trasformazioni, pertanto presenta differenti stili a contrasto. L’atrio interno fa mostra di una volta affrescata da Olivio Sozzi col tema della Gloria dell’Ordine Benedettino in cui lo sfondo dell’azzurro dei cieli contrasta col grigio scuro del saio monacale.

Meravigliosa è poi la cupola con il Pantocratore seduto sul trono, che regge il Vangelo con la mano sinistra mentre con la destra benedice ed annuncia. Vi poi la cornice con un’iscrizione in lingua greca “Io sono la luce del mondo” tratto da brano evangelico. Attorno si raffiguratii quattro arcangeli, gli otto profeti, con in mano i cartigli delle profezie, ed i quattro evangelisti.

Pro: è uno dei tanti simboli della città. Un passaggio, sia pure fugace, lo si deve dedicare alla piccola bomboniera palermitana, che delizierà pure i bambini con i suoi meravigliosi e festosi colori. Da non perdere assolutamente.

ORARI VISITE:                                                                                                          Lunedì – Sabato
ore 9.30 – 13.00  15.30 – 17.30. Domenica e Festivi
Ore 9.00-10.30.

COSTO: Intero: € 2,00 ridotto: € 1,00                                                  INFORMAZIONI:tel. 3458288231

La Chiesa di San Cataldo

Praticamente adiacente alla più nota Martorana, la Chiesa di San Cataldo ha subito varie trasformazioni, che ne hanno del tutto stravolto l’aspetto originario. Fu commissionata da cristiani ma costruita da architetti arabi, pertanto risulta evidente una commistione di stili. Tipicamente arabe sono le tre cupole rosse dei tetti, tra i simboli più noti della città. Massima è la semplicità della struttura interna: un parallelepipedo a tre navate con i mattoni a vista di tufo. Sicuramente degno di nota è poi il contrasto di luci, quella calda dei fari interni che si fonde con la luce bianca proveniente dall’esterno. Dal 1937 è diventata sede  dell’Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme, il più antico e prestigioso ordine sacro-militare, dopo aver vissuto nel corso dei secoli il passaggio a diversi proprietari e mutandone spesso la destinazione d’uso. Attualmente è grazie all’interessamento dell’ associazione Culturale Amici dei Musei Siciliani che viene garantita la pubblica fruizione quotidiana.

Pro: E’ piccolissima ma deliziosa. Brevissima la sua visita. Da vedere assolutamente.

ORARI VISITE:                                                                                                          Lunedì – Domenica
ore 9.30 – 12.30  15.00 – 18.00


COSTO: Intero: € 2,50 ridotto: € 1,50

L’Oratorio di SS. Salvatore

Una delle chiese più interessanti del palermitano è sicuramente quella del  SS. Salvatore, situata in corso Vittorio Emanuele nei pressi della Cattedrale. E’ amatissima e quindi scelta per la celebrazione dei matrimoni, un sicuro indice della considerazione collettiva di bello da parte della popolazione, sia per la sua originale forma ellittica voluta nella metà del 1600 dal suo progettista, Paolo Amato,  sia per il suo essere un vero gioiello d’arte barocca con marmi mischi e tramischi, pitture ed affreschi di assoluto pregio. Fu seriamente danneggiata in occasione dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale ma restaurata in modo mirabile nel 1969. Ne fu modificata la destinazione d’uso, in quanto trasformata in un auditorium e soltanto successivamente tornò ad essere sede di funzioni eucaristiche, nonostante l’altare fosse spostato a destra dell’ingresso e non più in asse con esso, come era stato in passato.   

La fruizione pubblica giornaliera è assicurata dall’Associazione Amici dei Musei Siciliani con orario continuato ed il biglietto, rientrando in un particolare Circuito, che include momumenti come la Cattedrale di Palermo, il Museo Diocesano, la chiesa di Santa Maria della Catena, l’oratorio di San Lorenzo, l’oratorio del Rosario di Santa Cita e l’oratorio del Rosario in S. Domenico, la chiesa di S. Cataldo, il chiostro della SS. Trinità alla Magione, le chiese di S. Maria dell’Ammiraglio (la Martorana), Palazzo Alliata di Villafranca, la chiesa della SS. Trinità di Monreale e il Museo Diocesano di Monreale, dà diritto ad uno sconto per le visite di tali sedi.

Pro: Da vedere se avete tempo e capricci sotto controllo.. Contro: Palermo è una città ricca di splendidi luoghi di culto, però bisogna riconoscere quanto mettere alla prova la pazienza dei bimbi sia di certo un’ardua impresa. Potreste raccontare qualsiasi cosa per interessarli ma dubito che riuscireste a far loro visitare l’ennesima chiesa. E’ bellissimo l’oratorio, davvero, ma molto molto scomodo per il suo trovarsi proprio sulla strada, i suoi gradini infatti poggiano pericolosamente sull’asfalto percorso dalle auto che affollano il corso, quindi se siete muniti di passeggino vi invito a soprassedere con animo leggero.

ORARI VISITE:                                                                                                          Lunedì – Domenica
ore 10.00 – 18.00 Martedì chiuso


COSTO: Intero: € 2,50 ridotto: € 1,50
Circuito d’Arte Sacra, € 1,50

Il Duomo di Monreale

Il Duomo di Monreale è una parte di noi palermitani, è il bello che tutti noi sentiamo di avere intorno, eppure per distrazione o per mancanza di tempo non lo menzioniamo mai, sarà perché non è vicino come la Cattedrale cittadina, dista infatti alcuni chilometri dal centro, sarà perché è sempre preso d’assalto da orde di turisti in ammirazione e quindi non costituisce un luogo di culto di consueta frequentazione. Ma resta il fatto che sia un’opera meravigliosa, davvero una delle più mirabili di questa terra. Ve ne ho già fatto menzione in occasione della “visita” della Cattedrale, perché strettamente connesso ad essa, ma naturalmente è meritevole di un’importante sezione a sé.  Una volta ho letto su un blog un commento secondo cui “per apprezzare il bello occorrano occhi speciali, una vista educata o uno stato di totale abbandono”. E’ assolutamente vero ma nel contempo ritengo che possa essere il cuore a guidare i nostri sensi, e il Duomo si presta perfettamente come strumento di educazione al bello.

La chiesa, nata come basilica, fu costruita in pochi decenni sotto la guida attenta ora di esperti architetti, ora di teologi bizantini e latini, dando vita ad una splendida armonia ancora intatta malgrado i rifacimenti successivi. Risalgono alla costruzione originaria il corpo della Chiesa ed il Chiostro quadrato dei benedettini, mentre dell’abbazia e del palazzo Reale non vi è più nulla in quanto inglobato nei locali del Duomo. Tra le aggiunte successive degne di nota sono sicuramente sono il portico settentrionale, realizzato dal Gagini nel ‘500  e la cappella barocca del Crocifisso del ‘600 . La Cattedrale di Palermo è famosa soprattutto per la monumentalità della sua facciata, il Duomo di Monreale deve invece il suo principale fascino alla parte interna. L’ingresso è ad Ovest, l’Abside col Presbiterio e l’altare ad Est, tipica distribuzione operata in base ai canoni della teologia Orientale, dal momento che segna l’ingresso verso la luce, verso Gesù Pantocratore che, come un sole, ci illumina ed accoglie.

Un’altra caratteristica di assoluto pregio è la presenza di circa 6500 metri quadrati di mosaico una sorta di catechesi in immagini con storie tratte dal Vecchio Testamento e dalla Vita di Cristo.
Il grande Pantocrator
all’interno dell’abside centrale è uomo e Dio insieme,  il suo abito è rosso come simbolo di divinità ma è al contempo rivestito da manto blu perché simboleggi l’umanità intera. E’ la luce del mondo, è Dio, con il  volto umano, sereno. E’ sconvolgente tale immagine, perché si ha la sensazione che ci segua con lo sguardo, ovunque, senza che a noi sia concessa la possibilità di osservare completamente i suoi occhi.

Pro: Perché la vostra visita sia più costruttiva possibile, cercate di preferire orari lontani dall’affluenza di massa. Le chiese ed i luoghi sacri in genere poco affascinano i bimbi a meno che non si riesca ad interessarli e stimolarli con qualcosa di nuovo o di sorprendente. Ecco, uno sguardo profondo come quello del Pantocrator potrebbe far presa su di loro, così come il meraviglioso chiostro dei benedettini, anche se, come è normale che sia per un tempo molto limitato.

ORARI VISITE:                                                                                                          Lunedì – Sabato
ore 8.30 – 12.30 e 14.30 – 16.30
Domenica e Festivi
ore 8.00 – 9.30 e 14.30 – 16.30

COSTO: € 4,00 a partire dai 10 anni

Prenotazioni gruppi
Lunedì – Mercoledì – Venerdì dalle ore 9.00 alle ore 12.00
email: prenotavisitaduomo@gmail.com
mobile: +39 327 3510886

La Chiesa di San Giovanni degli Eremiti

E’ sicuramente uno dei monumenti palermitani più conosciuti al mondo: l’immagine delle sue cupole intonacate di rosso è un simbolo della città, eppure devo ammettere, che pur avendolo visitato con un’ottima guida cittadina, la sua “conoscenza” non ha suscitato quel fascino che ritenevo dovessi subire. La Chiesa di San Giovanni degli Eremiti, fondata tra il 1130 ed il 1154, si trova appena sotto le mura del Palazzo Reale e fu edificata per volere del re Ruggero II, sovrano colto ed illuminato, mescolando insieme culture artistiche contrapposte, quella cristiana e quella orientale, realizzando una forma d’arte unica. Essendo particolarmente vicino alla Residenza reale, la chiesa fu scelta come luogo destinato alla sepoltura degli alti dignitari della corte normanna.

Presenta un interno spoglio e disadorno ma incantevole è il gioco di luci ed ombre frutto delle aperture ogivali. Dell’antico chiostro del monastero, a cui si può accedere mediante un giardino ottocentesco adornato con piante esotiche, come palme, agrumi, ulivi, ed agavi, oggi purtroppo rimangono solo resti di mura perimetrali e colonnine con arcate gotiche.

E’ stato poi, soprattutto verso fine del XIX secolo, che si è cercato di realizzare lavori di restauro mirati a restituire l’aspetto originario alla chiesa, eliminando le successive aggiunte posticce.

E’ di sicuro indicativo della sua singolarità il fatto che rientri con altri otto monumenti cittadini di ispirazione arabo-normanna nelle liste del Patrimonio mondiale dell’Unesco. Contro: Penso sia una visita impegnativa, interessante per un adulto, ma poco attraente per un bambino.                                                                                                     

ORARI VISITE:      

Lunedì, Domenica e Festivi Infrasettimanali
ore 9.00 – 13.30
(chiusura biglietteria ore 13.00)e 14.30 – 16.30
Martedì e Sabato
ore 9.00 – 19.00
(chiusura biglietteria ore 18.30)

COSTO: Intero: € 6,00 ,  Ridotto: € 3.00
Gratuito per minorenni ed over 6
5

La Chiesa di San Giuseppe dei Teatini

Devo ammettere di “giocare in casa: San Giuseppe dei Teatini è la mia chiesa del cuore, perché è stato proprio qui che si è celebrato il mio matrimonio (Carla). Prima che la scelta ricadesse su questo luogo magico, per me era una delle tante chiese grandi e scomode, infatti il suo essere collocata in uno dei punti più difficili da un punto di vista logistico (trovarsi esattamente presso uno dei 4 cantoni di Piazza Vigliena), la rendeva per nulla appetibile. Eppure mi sono dovuta ricredere: la maestosità e l’opulenza palpabile la rendono meravigliosa.

E’ imponente e superba, divisa in tre navate da colonne di marmo grigio e coperta da volte a botte affrescate e ricoperte con stucchi.

La grande cupola fu affrescata dal pittore Guglielmo Borremans mentre il presbiterio impreziosito da un altare con pietre dure ed un crocefisso in avorio, bronzo ed agata. Marmi colorati ed agata: è tutto un tripudio di materiali nobili pietre preziose.

Pro: Gradiranno la visita, breve ovviamente, anche i bimbi, che si troveranno a gironzolare curiosi per le ampie navate

ORARI VISITE:                                                                                                                 Lunedì – Sabato
ore 7.30 – 12.00 17.30 – 20.00
  

Domenica e festivi
ore 8.30 – 13.15 18.00 – 20.00

Chiesa di Gesù (Casa Professa)

E’ in assoluto la chiesa che amo di più nella mia città, è il trionfo del barocco, è la ricchezza, il fasto, è l’opulenza portata ai massimi livelli espressivi. Amo questo luogo eppure venirvi per assistere alla funzione settimane non è agevole, si trova infatti a pochi “passi” dai Quattro Canti, zona spesso interdetta al traffico delle auto, immersa totalmente nel mercato palermitano di Ballarò. Ma è un classico monumento della  città, pertanto “guai a perderlo”. Se volete infatti avere un’idea dell’arte barocca siciliana, questo è un vero e proprio gioiello, più di qualsiasi altro. E’ arte viva offerta alla religiosità del territorio. Dal 1892 è stata dichiarata monumento nazionale.

La Chiesa è stata oggetto di  varie modifiche. Inizialmente prevedeva una sola navata centrale, poi venne ampliata dando vita ad un’unica aula a croce latina con tre navate, una serie di cappelle laterali, pregevole tripudio barocco, ed ampio presbiterio, che presentaepisodi tratti dal Vecchio e Nuovo Testamento e lo scenario dell’Incarnazione del Verbo

L’interno della Chiesa, in netto contrasto con l’austera facciata, presenta decorazioni a marmi mischi e tramischi con intarsi e rilievi, che ricoprono interamente i muri e le colonne della chiesa, le navate e le cappelle, fino al presbiterio sono gruppi marmorei di forte impatto visivo, motivi floreali, umani e animaleschi ed astratti, realizzati nel modo più incisivo e magniloquente.

La cupola, distrutta a seguito dei bombardamenti del 1943 fu interamente ricostruita e restaurata portando alla luce nuovamente ciò che era stato danneggiato del presbiterio e transetto coinvolti dalla “frana”.

Non si può valutare una visita della città e dei suoi tanti luoghi di culto senza valutare un passaggio per la Chiesa di Gesù. Il barocco è stato una delle più rappresentative forme d’arte in Sicilia, pertanto non si può in alcun modo non vedere questo capolavoro. Piacerà agli adulti, ai bimbi: il candore bianco degli stucchi unito al verde affascinerà tutti. E’ un immenso lavoro che non passerà inosservato ma stupirà ad ogni età.

Pro: E’ proprio bella, imperdibile, di facile accesso per tutti.

Contro: La sua collocazione. Il suo essere immersa totalmente a Ballarò, uno dei mercati storici della città. Vi si può accedere con l’auto ma la possibilità di parcheggio è minima. Persino i palermitani valutano soluzioni alternative all’auto per raggiungere la Chiesa. Vi sono dei parcheggi privati a pagamento ma le strade sono molto strette ed anguste, caotiche ed in discesa. Migliore soluzione: giungervi con l’autobus e perdersi per il centro storico che peraltro non è affatto di dimensioni ridotte.

Chiesa di Santa Cita (San Mamiliano)

La Chiesa di Santa Cita, dedicata a San Mamiliano, è situata nel quartire Kalsa di Palermo, proprio alle spalle della Cala. E’una chiesa imponente e molto bella, fondata nei primi anni del trecento ma demolita in un secondo momento per favorire un ampliamento strutturale. Questa nuova costruzione con pianta a croce latina a tre navate fu ultimata nel 1600 ma le sue navate a causa dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale furono del tutto danneggiate. La facciata del ‘700 presenta tre portali di ingresso e sul principale colpisce quello con l’immagine del cane con la fiaccola in bocca, simbolo dell’ordine domenicano. La chiesa è impreziosita da decorazioni ed opere d’arte, tra queste la tribuna e l’arco dello scultore Gagini, la tela del Beato Geremia di Manno, sopra l’altare, e la tela della Santa Agnese da Montepulciano di Paladini. Pregevoli sono poi gli stucchi alle pareti e le decorazioni ad intarsio di marmi mischi. Da non perdere la Cappella dedicata alla Madonna del Rosario tra le massime espressioni del barocco siciliano.

Legato alla Chiesa di Santa Cita è  il suo meraviglioso Oratorio, altro luogo amatissimo dai palermitani, sebbene spesso sia chiuso al pubblico. Mi ci sono recata parecchie volte soprattutto in occasione di matrimoni, che nel periodo estivo sono particolarmente gettonati e riempiono la piccola stradina antistante di folle festanti  e variopinte. L’Oratorio si presenta come luogo di assemblea e di culto ma interessante è evidenziare il forte contrasto architettonico tra l’esterno e l’interno, il primo modesto e semplice, il secondo opulento e maestoso per via della talentuosità del massimo esponente del barocco in città: Giacomo Serpotta. Un piccolo portale segna l’ingresso in salita, una larga scalinata si offre ai suoi visitatori, deliziando i bambini, meno gli adulti,non perché sia particolarmente ripida o perché presenti alti gradini ma perché lunga. Al termine di essa si raggiunge una ampia sala attigua all’aula oratoriale vera a propria. E’ questo il “tesoro” dell’Oratorio: è di assoluta bellezza, tra putti, statue allegoriche e teatrini l’opera più mirabile resta comunque la storica Battaglia di Lepanto con la vittoria della flotta cristiana contro i Turchi, naturalmente del Serpotta.

Pro: E’ bella e da vedere. Divertirà i bimbi la scalinata. Curiosità a gogo.

Contro: Troppi gradini se col passeggino. Se tenete i cuccioli in fascia, attrezzatevi, non è infinita la salita ma di certo impegnativa se il peso del vostro piccolo si fa già sentire.

La Chiesa di Santa Caterina

In Piazza Bellini., proprio di fronte alla bomboniera palermitana, la Chiesa dell’Ammiraglio (La Martorana), sorge la Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto, una delle più ricche ed sfarzose di tutta la città. Nel maggio 2016 il restauro le ha conferito nuova vita e lustro: è imperdibile per il suo essere tra le più fastose e “barocche” della città. Vi è un’unica navata centrale naturalmente in stile barocco con elementi rococò. Degni di nota l’altare maggiore in marmi pregiati, l’affresco della volta di Randazzo con la raffigurazione della “Gloria di S. Caterina”, gli altorilievi posti lateralmentecon scene della Bibbia e la statua di Santa Caterina del Gagini.

Molto belli il Chiostro ed il Convento, visitabili pagando un ticket ulteriore di 8 euro.

Infatti, per volontà dell’Arcidiocesi di Palermo e della Soprintendenza, con la fondamentale gestione di una cooperativa (Pulcherrima Res), l’edificio ha aperto le porte in veste di polo museale, con la peculiarità di raccontarsi al pubblico come cantiere aperto in divenire (analogamente a quanto succede a Palazzo Butera)

Pro: Adiacente alla Chiesa di Santa Caterina (si entra da una porticina accanto alla scalinata della Chiesa e si sale al primo piano) è stata di recente aperta, o riaperta, una pasticceria che reinterpreta le antiche ricette delle suore del Convento di Santa Caterina, chiamata  “I Segreti del Chiostro”, aperta ogni giorno dalle 10.00 alle 18.00. Qui troverete tutto il repertorio dei dolci palermitani e siciliani tradizionali, i vostri bimbi (ma non solo loro) si leccheranno i baffi!

Contro: Attenzione per chi va con bimbi piccoli: sia alla chiesa che alla pasticceria si accede tramite scale. Fornitevi di fascia o marsupio, sarà decisamente meglio che sollevare il passeggino per tutte le scalinate o tenere in braccio i bimbi con rischio di brutte cadute!

La Chiesa della SS. Trinità (La Magione)

La Chiesa della SS. Trinità, meglio nota come la “ Magione” si trova nell’omonima piazza Magione, un grande spazio adibito a parco giochi cittadino, nonché luogo di ritrovo per giovani palermitani e non, soprattutto nelle ore serali. La storia della Chiesa e del suo convento è davvero travagliata; fu fondata nel XII secolo dal cancelliere del re normanno Tancredi, venendo inizialmente donata insieme al suo convento ai monaci Cistercensi per poi passare all’ordine dei cavalieri teutonici col nome di “Mansio Sanctae Trinitatis“..
Furono proprio questi ultimi a modificarne la struttura massimamente, realizzando nuove cappelle, ingrandendo il convento e costruendo un ospedale per i pellegrini germanici.
In seguito fu governata da Abbati (fra i quali, il Cardinale Borgia divenuto in seguito Papa Alessandro VI) che apportarono variazioni per modificare i tratti medievali originari. Successivamente, a fine Settecento fu unita all’ordine Costantiniano di San Giorgio. La chiesa, fu costruita sulla base di una moschea preesistente, e presenta caratteri attribuibili all’architettura araba, tratto riscontrabile in tutta l’Isola tra XI ed il XII secolo. La pianta è a croce latina con tre navate separate da grandi archi sostenuti da colonne di varia altezza.

La Chiesa della SS. Trinità è più un punto di riferimento per i palermitani, ma rientra tra i principali “sightseeing points” della città. Eppure ritengo meriti un “incontro”, sia pure breve, essendo la zona attraente sia per il parco giochi, sia per i tanti locali e ristoranti presenti ma soprattutto per lo Spasimo, che è ormai diventato uno dei maggiori simboli di Palermo. La Magione oggi è una chiesa spoglia, priva degli ornamenti barocchi anche se in passato doveva essere ricca di pitture e rivestimenti marmorei. La sensazione che suscita la sua visita a molti è decisamente in contrasto con tutti gli altri luoghi di culto: è come se invitasse a celebrare una religiosità semplice, priva di sforzo ed opulenza.

Pro: Dedicare qualche minuto alla sua visita è possibile. E’ facilmente raggiungibile, non presenta barriere architettoniche. I bimbi possono passeggiare nel piccolo atrio, che sembra essere fresco anche nei giorni più caldi per la sua felice posizione. Il piccolo parco giochi aperto a tutti è proprio alle sue spalle.

Contro: Non essendo inserita nel circuito principale si può omettere. Pensavate ci fosse così tanto da vedere?

La chiesa di San Domenico

La chiesa di San Domenico, è una delle costruzioni barocche più interessanti della città. Si trova nella Piazza che porta il suo stesso nome, San Domenico,  ed al centro di essa vi è la colonna eretta in onore della Vergine Maria, la cui statua in bronzo è rivolta verso la Chiesa. Si narra che, perché la si potesse scorgere dalla finestra della facciata, si dovette ridurre la dimensione originaria della colonna stessa. La Chiesa fu eretta nel 1640, e presenta una facciata in stile barocco con stucchi dei Serpotta. A Giacomo sembra appartengono le statue dei santi San Domenico, San Tommaso D’Aquino e San Pietro Martire, presenti in nicchie nell’ordine superiore; al nipote Giovan Maria Serpotta invece le altre quattro statue di San Pio V, Benedetto XI, Innocenzo V e Benedetto XIII.

La chiesa è a croce latina con tre navate divise da sedici colonne in marmo di Billiemi. Presenti poi nelle navate laterali cappelle con rilevanti opere pittoriche e scultoree.

Anche qui, come emblema dell’ordine domenicano troviamo sulla porta d’ingresso la raffigurazione del cane con la fiaccola in bocca.

E’ una chiesa maestosa, opulenta, ma non riesco a ricordare esattamente quale sia stata l’ultima volta che vi sono entrata, in genere la mia memoria è pressoché perfetta. Ho memoria solo di una una persistente nota di incenso, che mi ha fatto desistere dal sostarvi troppo durante la celebrazione (io sono allergica al fumo sprigionato da esso) e quella sensazione di spaesamento, confusione. Probabilmente il condizionamento della mia salute ha pesato sul mio gradimento.

Contro: A mio avviso impossibile portare dei bimbi, non perché vi siano barriere architettoniche, quanto perché dovendo fare una cernita necessaria, trovo che San Domenico meno si presti ad incuriosire i bambini, italiani o stranieri che siano.

Santa Rosalia ed i luoghi del mito

La Santuzza in festa: U’ Fistinu

Puoi amare o meno i momenti di partecipazione collettiva, perché caotici, pericolosi o semplicemente kich, ma non puoi non trovare la gioiosa religiosità del Festino coinvolgente.

E’ un mix di caos, paura, frenesia, vivacità. E’ la città che vive dei suoi contrasti e se ne fa portatrice. E’ opulenza ma al tempo stesso miseria, religiosità ed ateismo, voglia di vivere e paura.

Malgrado abbia perso molto del suo appeal originario, il Festino di Santa Rosalia, è sempre un evento che continua ad attirare migliaia di turisti per il suo essere singolare mescolanza di folclore e religione. E’ la rappresentazione della liberazione della città dalla peste del 1624, in seguito al ritrovamento delle reliquie della Santa, la “Santuzza” per i palermitani, sul Monte Pellegrino.

L’evento ha luogo tra 14 e il 15 luglio, quando migliaia di palermitani accompagnano il Carro della Santa, dalla Cattedrale e al Foro Italico, passando per piazza Bologni, Quattro Canti e Porta Felice. Momento saliente del Festino è proprio questa partecipazione collettiva, questo percorrere festosi ed uniti le strade in onore alla Santa. Il Cassaro, corso Vittorio Emanuele, ne è il vero e proprio palcoscenico: spettacoli di luci, colori e suoni che sono rimasti nella memoria dei Palermitani e dei turisti accorsi ad onorarla. La festa culmina gioiosa con i tradizionalifuochi d’artificio che illuminano il foro Umberto I fino alla Cala.

Momenti fondamentali che rafforzano il rapporto tra la città e la Santa patrona, sono soprattutto quelli che precedono la notte del 14 luglio; in realtà infatti, il Festino, inizia il 10 luglio e si protrae per altri cinque giorni. Nel corso dei quali nei primi tre vi è la preparazione al grande corteo del 14, il 14 la trionfale sfilata del Carro ed il 15 è il giorno del ringraziamento, della preghiera e della invocazione a Santa Rosalia, le cui reliquie, vengono portate in processione per le vie della città.

Il carro è la vera essenza del Festino, è simbolismo puro, metafora della voglia della città di trionfare sui propri mali. Ha forma di vascello, con a poppa una struttura alla cui sommità è posta la statua di Santa Rosalia nel pieno della sua gloria. Al suo interno trovano posto dei musicisti e gente scelta dal Comune a rappresentare la città stessa. Il festino termina giorno 15 con la solenne processione delle reliquie della Santa, presenti all’interno dell’Urna argentea. 

Pro: se hai la fortuna di programmare la tua vacanza a Palermo in questi giorni non puoi perderla. Munisciti di pazienza e sopportazione, perché la confusione sarà tanta e malgrado l’ospitalità della gente sia nota, in queste occasioni non brilla il senso civico ed il rispetto per l’altro. Godi di questa esperienza in modo semplice, senza aspettarti troppo e senza giudicare. Solo così ne comprenderai l’essenza primaria. Proteggi i tuoi bimbi dalla calca, scegli punti di sosta meno affollati: assistere allo spettacolo è divertente ma sapere di non correre il rischio di lasciarsi travolgere dalla confusione è ancora più importante. I fuochi d’artificio, belli e maestosi, sono una tradizione imperdibile anche per quei palermitani che snobbano l’evento perché troppo popolare. Cerca di  provare le pietanze palermitane che troverai proposte lungo il percorso, il nostro street food, come le lumache bollite con aglio e prezzemolo, lo sfincione, una specie di pizza con pomodoro e cipolla, il polpo bollito, le focacce con milza di animale, calia e simenza, la pannocchia bollita e l’anguria.

Il Santuario di Rosalia

Il Santuario di Santa Rosalia è uno dei miei posti del cuore. La mia è una religiosità normale, nel senso che credo fortemente nell’esistenza di Dio ma come molti purtroppo non riesco ad essere praticante come vorrei. Potrei perdermi in mille scuse per giustificare un mio continuo assenteismo dai luoghi di culto, ma la pura verità è che mi manca la volontà di farlo.

Per il Santuario devo ammettere che il discorso cambia radicalmente. Per me quel luogo è letteralmente magico, mistico e nulla può essere confrontato alla sensazione ed all’emozione che provo ogni qual volta mi trovo a varcarne la soglia. Sento il peso della penitenza, sì, perché per me andarci è sempre un momento intimo in cui ho bisogno di qualcosa, in cui mi ritrovo ‘persa’ in pensieri, talmente pesanti, per i quali ho necessità di condivisione. E la Santa è e sarà sempre per me la migliore ascoltatrice. Mi ha indicato la strada ogni volta. E so che lo farà sempre.

Per raggiungerlo fino al 2011 vi erano due differenti strade, entrambe bellissime ma piene di tornanti ed in alcuni punti un po’ anguste. A causa di frane, la via più bella, quella che dalle pedici del Monte Pellegrino a Mondello portava in alto è stata chiusa al traffico ed ora l’unica percorribile risulta essere quella da Via Bonanno, con vista mare sul quartiere Arenella.

Lungo questo percorso sono presenti le varie stazioni di sosta per i fedeli che si sobbarcano “l’impresa” di raggiungere a piedi il Santuario, in particolar modo in occasione della festa del 4 settembre.

Avrai la sensazione che questa strada non arrivi mai. Sicuramente penserai più volte di esserti perso, che il tuo navigatore non sia perfettamente aggiornato o chissà cos’altro. Ti sorprenderà la vista di un castello arroccato in alto. Valuterai l’idea di includere la sua visita al ritorno. Castello Utveggio, il suo nome, è una struttura particolare. Sembra più bella dall’esterno, bisogna riconoscerlo e molti palermitani sono mai stati al suo interno. La vista da lassù è davvero suggestiva, posso garantirtelo, perché nel lontano 2006 ho vissuto personalmente la piacevole esperienza di seguirvi un master per circa 9 mesi, essendo tale luogo destinato dalla Regione Siciliana alla formazione post universitaria. Anche il Castello meriterà una sezione a parte proprio per la sua peculiare posizione strategica.

Tornando al percorso per raggiungere il Santuario, una volta superato il Castello, la via sarà di certo più breve e meno tortuosa. Un paio di tornanti o forse qualcuno in più e sarai arrivato.

La storia della Santa è davvero mitica. E quest’aura mistica ti pervade fin dall’approssimarti alla scalinata del luogo a Lei dedicato. Non puoi non sentirti un pellegrino. Certo, devi dimenticare le bancarelle e quanto di più kich potrai trovare alla base della scalinata stessa. Tazze, sciarpe, souvenir siciliani della peggiore fattezza.

Ma tu non sei lì per questo. Dimentica l’aspetto puramente folcloristico e lasciati avvolgere dalla sacralità della visita.

Per raggiungere la porta di accesso, due possibili soluzioni: la scalinata, la vera e propria via, con tutto il significato che implica, oppure la piccolissima stradina che porta proprio davanti all’ingresso del Santuario, da utilizzare solo in caso di difficile mobilità e quindi se si fa uso di passeggini o strumenti affini. Lo spazio antistante il Santuario è di dimensioni ridotte, quindi si tratterebbe solo di sosta momentanea. Scegli le scale. Percorrile tutte, fermati sulla sinistra nella piccola torretta con le candele, guarda in basso e torna a salire.

E’ in questo momento che senti di aver fatto bene e recarti lì.

Ora entra e guarda in silenzio. Ascolta. Ammira la Santa e seduta/o su una panchina vuota, se hai la fortuna di trovarla, visto che ce ne sono pochissime a disposizione dei fedeli, prega. Dille quello che senti, quello che ti sta a cuore. Liberati di qualsiasi peso. Abbandonati senza vergogna. Io piango sempre e non mi imbarazzo mai di farlo. Mostra ai tuoi piccoli, che devono vedere questo luogo magico, i giochi di argentee grondaie che non possono non suscitare la loro curiosità. Spiega, come solo un genitore sa fare, quanta sofferenza possa esserci nel mondo ma quanto aiuto si possa avere e donare solo se si crede in qualcosa/qualcuno.

La tua visita è finita. Lo shop attiguo è visitabile ma come ogni altro negozio presente in luoghi sacri è superfluo.

Ritorna fuori all’aria aperta. Sentirai finalmente una sensazione di gioia. Sai che la Santa ti ha ascoltato. Che non sei sola/o. Questo è quello che provo io. Sempre.

Brevi cenni storici…ed architettonici

Rosalia Sinibaldo, nome della Santa Patrona della città, visse intorno al 1128 a Palermo. Figlia del duca Sinibaldo, signore della Quisquina e del monte delle Rose, e di Maria Guiscardi, donna di origini nobili imparentata con la corte normanna, tramite Ruggero d’Altavilla. Crebbe alla sua corte tra fasti e ricchezze, e ricevette ottima educazione e forte formazione cristiana. Il padre Ruggero salvato dal conte Baldovino, durante un aggressione da parte di un  leone volle ricompensarlo con la mano della figlia, che però dopo sogno premonitore  decise di rinunciare al matrimonio e dedicarsi alla fede religiosa abbandonando per sempre il lusso della vita di corte. Un giorno poi guardandosi allo specchio vide non la propria immagine bensì quella di Cristo in croce con la corona di spine e il volto sanguinante. Quella visione fu per lei la vera chiamata di Cristo, e decide quindi di abbracciare la vita consacrata definitivamente. Dopo aver trascorso un periodo presso la corte di Ruggero II, si rifugiò nel monastero delle Basiliane a Palermo, che presto abbandonò in quanto sottoposta a continue pressioni da parte della sua famiglia, perché tornasse sui suoi passi, e sposasse Baldovino. Si recò allora sul monte Quisquina, nei pressi di Bivona, e si stabilì presso una grotta dove condusse vita anacoretica, passando le giornate a pregare dormendo per terra. Tante le sofferenze fisiche e psicologiche, ma la solitudine poteva garantirle purezza santità. Tale grotta finì per diventare meta di pellegrinaggi, pertanto Rosalia optò per un nuovo rifugio in cerca di silenzio e tranquillità: fu proprio la  grotta sul Monte Pellegrino. Resistette a svariate sofferenze fisiche e avversità climatiche di ogni genere  guidata dalla forza di Dio e consapevole  di essere prossima alla morte, si adagiò per terra, portando al petto un piccolo crocifisso con la mano sinistra e ponendo sotto la testa la mano destra come cuscino. 4 settembre del 1165 fu trovata senza vita da un gruppo di pellegrini. Il suo culto ebbe origine nel 1624, quando in occasione della peste a Palermo sembra siano state proprio le reliquie di Santa Rosalia, portate in processione per le strade della città, a bloccarne la diffusione per il territorio

Il santuario di Santa Rosalia, è posto a 430 metri s.l.m., e fu eretto nel 1625. L’entrata presenta un vestibolo a tre arcate su colonne tortili di alabastro, dove vi sono due altari a tarsie marmoree, a destra un crocifisso del 400 ed a sinistra il confessionale e varie lapidi. Tra queste in una viene ricordata la visita di Goethe nel 1787.
Vi è poi addentrandosi uno spazio dedicato alla devozione dei fedeli, ai loro omaggi personali alla Santa ed una statua della Santa stessa  La chiesa ricavata dalla grotta, è profonda 25 metri e larga circa 10. In essa si pensa furono ritrovate le reliquie originarie di Rosalia. Per accedere alla grotta consacrata è necessario passare attraverso un cancello di ferro, superato il quale, la mistica visione si offre a tutti i fedeli. La Statua del ‘700 di Santa Rosalia è incastonata nella roccia viva. La volta della grotta è coperta da lamine metalliche che incanalano l’acqua santa che viene fuori dalla roccia.
L’altare è semplice, quasi essenziale ed alla sua sinistra si può scorgere incastonata nella roccia la testa marmorea della Santa. La suggestione è assoluta ed evidenzia la sua solitudine.

All’uscita, sulla destra, vi è poi l’ingresso al convento, che è sede di un Istituto dell’Opera Don Orione.

ORARI VISITE

MATTINO 
Ore  07.30 – 12.30

POMERIGGIO
Ore 14.00 – 18.30 (19.30 ora legale)
(ORA LEGALE: dall’ultima Domenica di Marzo
all’ultima Domenica di Ottobre)

Solitamente il Santuario rimane aperto
anche dalle 12.30 alle 14.30

ORARI  MUSEO
“Stanze del Tesoro di S. Rosalia”

GENNAIO 2019 SABATO  e  DOMENICA Ore 10,00 – 13,00 Ore 15,00 – 18,30

ORARI  SANTE  MESSE

FERIALI (da lunedì al sabato)da Ottobre a Giugno:Ore 17.00 (ora legale 18.00)Feriali per Luglio e Agosto:Ore 19.00  (da lunedì a venerdì)ore 18.00  (sabato)

FESTIVE
Ore 11.00  e  17.00 (ora legale 18.00)

Pro: La fatica delle scale è ricompensata ampiamente dalla sensazione di pace che ne deriva. Se sei con passeggini, approfitta della stradina per il tempo necessario a far scendere il cucciolo e un adulto accompagnatore. E’ un luogo sacro, richiede rispetto e comprensione. Sarà il cuore a guidare questa visita, non la storia presentata nei testi.

Contro: La bruttezza delle bancarelle, uno scempio alla vista e la difficoltà di parcheggio. La scalinata non è impossibile da farsi, non pensare però di portare il tuo bimbo in braccio a meno che tu non sia muscolarmente florida/o.

Il guardiano di Palermo: il Castello Utveggio

Vi parlerò del Castello Utveggio facendomi guidare da quelle emozioni che ho messo da parte ormai da parecchi anni. E’ un luogo della mia vita, in quanto vi ho “vissuto” una significativa esperienza di studio in una fase della mia vita in bilico tra la voglia di tornare a vivere a Londra e quella di fare qualcosa di nuovo, di  rilevante per la mia storia professionale.

Il Castello Utveggio è arroccato su Monte Pellegrino, raggiungerlo appare difficile per via della strada tortuosa, piene di tornanti angusti che sembrano sospesi nell’aria.

A volte percorrevo queste vie col cuore in gola, pur conoscendo a memoria le curve e mi sorprendevo a seguirle con ansia, tutte le volte.

Il Castello che tutti i palermitani cercano sempre con lo sguardo è un simbolo della città, è il suo guardiano, eppure non tutti vi sono mai stati. Sembra bellissimo dall’esterno, suscita tanta curiosità, ma purtroppo devo ammettere che non si avvicina minimamente all’idea romantica che di castello si ha. Lo è solo per il punto in cui è stato edificato, sembra una fortezza, ma in realtà è solo un imponente edificio in stile liberty posto sul promontorio del monte Pellegrino a circa 350 metri sul livello del mare simile ad un castello neogotico dal caratteristico colore rosa pallido. Il suo colore originale era, stando ai racconti, rosso scuro mattone, in seguito è stato alterato. Nel corso degli anni è stato adibito a differenti usi, da albergo di lusso, Grand Hotel Utveggio il suo nome, a sede di enti regionali come il Cerisdi, Centro di alta formazione, a sede per organizzazione di particolari eventi.

E’ meravigliosa la vista che si gode da lì, è incantevole perdersi con lo sguardo. Il mare che abbraccia la città, dal porto fino a Mondello: si ha la netta sensazione che Palermo voglia essere un tutt’uno con l’acqua. Inoltre la città è più verde di quanto si pensi, il Parco della Favorita la ossigena benevolo. Trovarsi lì, in particolar modo nel belvedere della torretta è quanto di più suggestivo ci sia in città. Purtroppo attualmente il vecchio guardiano è abbandonato a se stesso, in attesa di attenzioni di maggior riguardo. A noi tutti sembra invece che invecchi senza morire.

Brevi cenni storici..

Fu voluto alla fine degli anni ’20 del secolo scorso dal cavaliere Michele Utveggio, su progetto dell’architetto Giovan Battista Santangelo, professore della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Palermo. Inizialmente adibito ad albergo di lusso poi dopo la seconda guerra mondiale fu destinato all’abbandono. Rilanciato sul finire degli anni ’80 dal Presidente della Regione Nicolosi, come sede del CERISDI, Centro Studi Direzionali per la realizzazione di una scuola manageriale, fu nuovamente abbandonato all’incuria dopo il fallimento di tale ente.

Piazza Marina

Piazza Marina è la piazza che congiunge la Cala a corso Vittorio Emanuele. E’ un luogo estremamente vitale, pieno di ristoranti e locali notturni. Piace ai giovani ed agli anziani, è meta di appuntamenti per tutte le età. Ai bimbi, a Chicco e Giulia piace perché possono correre sul pavimento pietroso dei sanpietrini collocati a destra della piazza e perché al centro di essa si trova una deliziosa piccola villa: Villa Garibaldi, un giardino pubblico, realizzato dal Basile tra il 1864 ed il 66, adornato con lapidi e busti dedicati a personaggi risorgimentali. Presenti al suo interno svariati esemplari di Ficus tra i più grandi d’Europa.

La piazza è animata di giorno e di notte, non soltanto per via dei tanti locali presenti ma anche ed in particolar modo nei fine settimana, perché presa d’assalto da un singolare mercatino dell’usato, frequentato più da turisti che da abitanti della zona. La piazza è inoltre sede del Teatro Libero di Palermo e del Teatro delle Marionette siciliane.

Tanti i palazzi nobiliari edificati sulla piazza, da quello Chiaramonte-Steri, che dagli anni ’50 è sede del rettorato dell’Università degli Studi di Palermo, al palazzo degli Abatellis (da non confondere con la galleria d’arte sita in via Alloro con il medesimo nome) il palazzo Galletti di S. Cataldo, quello Ganci, il palazzo Fatta, il palazzo Sambuca, l’antica Regia Zecca, il palazzo Notarbartolo di Villarosa, ed il Palazzo S. Onofrio e poi in via Lungarini, adiacente stradina, ha sede il palazzo Mirto.

Brevi cenni storici..

La piazza, fino al Medioevo, era una palude che fu bonificata nel XIV secolo diventando uno spazio adibito dalla Santa Inquisizione per il martirio degli eretici provenienti dalle vicine prigioni dello Steri. Nel 1863, Filippo Basile progettò Villa Garibaldi, e posizionò la Fontana del Garraffo dinnanzi al Palazzo delle Finanze, fino ad allora presente nel mercato della Vucciria.

Chi siamo

Eccoci, Carla e Alessandra a raccontarvi cosa significhi per noi essere mamme di due adorabili piccole pesti, Chicco e Giulia,  ed al tempo stesse viaggiatrici indefesse. E’ stata proprio la passione per i viaggi e l’amore sconfinato per i nostri piccolini a guidarci in questo progetto, sia pure ambizioso, di creare un strumento di promozione per la nostra Terra, troppo spesso da noi stessi non amata a sufficienza.

Scriviamo per suscitare curiosità, perché riteniamo essere il vero motore del “desiderio di conoscere il mondo”. Vogliamo cercare di andare al di là dello sterotipo, che tante volte finisce per banalizzare e legare il nostro Paese all’idea che sia luogo poco appetibile.

Ci siamo allora poste il compito di fornire solo dei suggerimenti sulla base delle nostre esperienze estere e non, perché viaggiare è sempre un percorso soggettivo, quindi da modulare sulla base del proprio essere.  Consigli pratici, idee e riflessioni e poi tanti racconti ed immagini che parlino della nostra bellissima Isola, a partire da Palermo, il suo Capoluogo, la nostra città. Alessia dagli States poi, nella sua rubrica ci supporterà con news e narrazioni dall’altra parte del mondo. Buona lettura a tutti!

A spasso per la città: il Foro Italico

ll Foro Italico di Palermo, chiamato anche passeggiata della Marina è un piacevolissimo spazio verde sul lungomare di Palermo. E’ situato nel quartiere Kalsa e comprende punti di interesse come La Cala, delizioso porticciolo cittadino percorribile a piedi o in bicicletta, il Parco della Salute, equipaggiato con gratuite giostre all’aperto vista mare, Villa Giulia, uno dei parchi più belli e rinomati della città e l’Orto Botanico, una tra le più importanti istituzioni accademiche italiane e considerato un enorme museo all’aperto.

Oggi non si può pensare di valutare una visita della città senza programmare un passaggio per questa area, dove il mare ed il vento, che spira forte, fanno da padrone, insinuandosi all’interno della costa, delle sue calette. Il Foro Italico è stato per tanto tempo un luogo senza un’anima specifica. Finalmente ritrovata la sua identità, anche la città l’ha incorporata come parte integrante della sua bellezza, dei suoi infiniti contrasti. Per i bambini è gioia pura, lunghe passeggiate al molo tra le barche ormeggiate, giostre ben strutturate all’aperto, spazi verdi, vento a sufficienza per fare volare gli aquiloni e tanto, tanto spazio per correre e sentirsi liberi, esposti ad un clima sempre mite e mai infido.

Il giardino, interamente pedonale, occupa circa 40.000 m²; vi sono viali alberati, panchine, un percorso ciclabile, l’illuminazione notturna, un’ampia passeggiata panoramica lungo la costa, ed interesse insolito suscitano delle sculture in ceramica, i dissuasori, che separano il prato dalla pista ciclabile. Hanno forma di birilli per bambini e come tali dipinti con striature colorate fosforescenti, modellati sul busto di Eleonora d’Aragona del Laurana, presente nel vicino museo di Palazzo Abatellis. All’interno del Foro Italico nel 2009 è stato poi costruito il Nautoscopio, una casa-osservatorio sospesa in grado di reggere fino a 600kg e con la possibilità di ruotare, una sorta di progetto avveniristico.

Perché non puoi non vederlo: se sei dotato di immaginazione, come penso tu sia, ti invito a stenderti sul prato del parco del Foro Italico, munito di telo (sarà di certo più comodo per lasciarsi andare al puro relax). Lasciati cullare dal vento che soffia spesso, d’altronde sei in riva al mare ed il vento è padrone assoluto. Chiudi gli occhi ed immergiti nell’immagine di orde di turisti di ogni tempo, che affascinati dalla frescura di questo luogo magico, ne affollavano le strade. Palermo, meta di continui viaggi dal Grand Tour in poi, oggi si offre a te ed ai tuoi bambini per farvi rivivere la mitica favola di una terra senza tempo. Lascia correre i tuoi piccoli per i viali. Ammirate dalle panchine le onde che si infrangono sugli scogli selvaggi. Giocate coi colori delle sculture di ceramica delimitanti la pista ciclabile, perché sono stati proprio dedicati ai fanciulli. Tutti i bambini palermitani li adorano, lo faranno anche i tuoi. Portateli al Parco della Salute, perché pur essendo piccolo, presenta dei bei giochi: è un luogo sorvegliato, tranquillo, sicuro. Poi dedicatevi ad una piacevole passeggiata per il porticciolo, che vi darà l’idea di quanto il mare sia in noi. Una caletta, con un molo che vive nella città. La Cala è il suo nome, è una delle zone più vitali della città, vive di giorno ed ancora più di notte. E’ turismo a cielo aperto, è vita, è sicilianità pura. Girare per le strade limitrofe alla scoperta di vicoletti caratteristici e di palazzi semplicemente meravigliosi è quanto di più interessante vi sia da fare. E’ una parte di Palermo che pullula di ristoranti, trattorie, birrerie, negozietti, alberghi e B&B. Tanti i luoghi da poter visitare. A noi il piacevole compito di indicarvi cosa sia accessibile e consigliato ad una famiglia con bambini piccoli. 

Il Foro Italico è poi estremantente vicino a Via Roma, una delle arterie più grandi della città ed un tempo punto assoluto di riferimento per lo shopping, collegato ad esso tramite il Cassaro, storica via che univa la Marina, così chiamata tale zona, al centro cittadino. Presenti poi nella zona il meraviglioso parco Villa Giulia e l’adiacente Orto Botanico, che meriteranno sezione a sé per al loro bellezza e peculiarità.

Brevi cenni storici..
Fino al XVI secolo la città di Palermo non possedeva una propria passeggiata a mare, a causa di frequenti mareggiate ed attacchi pirateschi, in particolar modo quelli saraceni. Arginati questi ultimi, lo sbocco a mare divenne zona  sicura da utilizzare anche per lo svago.
Luogo di rivoluzioni urbane storiche di Palermo, il Foro Italico fu voluto dal viceré Marco Antonio Colonna nel 1582, denominato per anni
Foro Borbonico, poi dal 1848 modificato in “Foro Italico” dal Parlamento Siciliano. Durante la seconda guerra mondiale fu totalmente distrutto e  l’area rimase incolta ed abbandonata, utilizzata per tanti anni come campo rom, e sede per circhi e Luna Park.
E’ stato in occasione della conferenza ONU sulla lotta alla criminalità organizzata del dicembre del 2000 che l’amministrazione guidata dal sindaco Leoluca Orlando ha ottenuto la concessione dell’area dall’autorità portuale, allontanando le giostre e avviando i lavori di bonifica e riqualificazione.

Pro: Perfetteamente adatta a tutte le esigenze ed a tutte le età. Il moletto la Cala, è piacevole perché fruibile a piedi, coi passeggini e in bicicletta senza intralcio di autovetture. E’ una piccola area pedonale che costeggia un porticciolo pieno di barche, che può interessare tutti, adulti e bambini. Non vi è però alcuna recinzione per cui bisogna essere attenti ai bimbi più piccoli perché l’acqua è proprio lì a due passi . Vi sono bar distribuiti lungo il percorso che offrono ristoro soprattutto nelle ore più calde e che si trasformano in locali animati la sera, accogliendo giovani del posto e tanti turisti, coinvolti dalla movida palermitana. Il parco della Salute è poi un’area che piace ai bambini. E’ piccola ma la presenza di giostre sul mare rende gradevole ai genitori oltre che ai bimbi la permanenza sul posto. Spira vento ma il sole brucia tanto. L’adiacente Parco del Foro Italico è un classico parco all’aperto non presenta normali panchine bensì blocchi di marmo colorati ravvicinati tra loro, che sembrano favorire la socialità: difficile non condividere con altri questi grandi blocchi. Sì alle passeggiate nelle zone limitrofe, Piazza Kalsa, Via Alloro e Piazza Marina e tanta bellezza facilmente osservabile solo camminando a piedi.

Contro: E’ una zona molto frequentata ma non residenziale ed inoltrarsi in vicoli disabitati non è mai consigliabile in alcuna città del mondo. I borseggiatori si trovano ovuque e bisogna sempre tenere gli occhi aperti, specialmente quando la lucidità ci abbandona di fronte al caos suscitato da capricci ed esigenze impellenti dei bambini.


Eccoci…

Palermo è stata, è, e sarà sempre una città dai mille volti. Ammaliante nel fascino delle sue bellezze, frutto di culture lontane e detestabile per la sua infinita avvenenza, che non riusciamo noi stessi a riconoscerle senza provare rabbia e frustrazione. Noi palermitani siamo il suo popolo, appassionati, testardi, nostalgici ed al tempo stesso incapaci di immaginare per Lei qualcosa di concreto, che l’abbellisca, la valorizzi e la completi. Oggi

Se stai leggendo queste nostre parole allora ti starai chiedendo se valga la pena recarti fin qui. Imbarcarti, sicuramente in un volo low cost Ryanair o Easyjet e programmare un viaggio ‘avventuroso’, alla ricerca di un passato di cui sei probabilmente ignaro, perché tutti sanno quanto bella sia Palermo e la Sicilia, la Terra che per un isolano è e sarà sempre tutto, eppure non puoi immaginare quanto questo lembo di territorio possa avere da mostrare. Avrebbe tutto ma purtroppo, ora per incapacità, ora per superficialità, restiamo noi stessi avviluppati nell’idea che tutto quanto ci basti.

Non è affatto così. Il mondo è cambiato. E Palermo con lui. Spetta a noi far capire cosa ci sia dietro quei fitti veli, che ne occludono la vista reale. Palermo è bellissima e devi vederla.

Chicco & Giulia, è Palermo vista con gli occhi di due bimbi di 4 anni. E’ la curiosità, la vivacità, la spensieratezza ma anche la rabbia ed il disappunto di fronte all’ingiusto ed al brutto. 

Chicco & Giulia sono i nostri figli alla scoperta della loro città. Noi scriviamo per loro.

Il nostro blog vuole semplicemente essere uno strumento per accompagnarvi in giro per la città evidenziandovi quali soluzioni si adattino di più ad un’esperienza con bimbi più o meno piccoli. Noi stesse, amanti di viaggi in giro per il mondo ci troviamo a far i conti con esigenze pratiche che ahinoi spesso troppo spesso vengono trascurate anche nelle più blasonate guide cittadine. Sono turisti come gli adulti i bambini e meritano tante attenzioni. Spesso il viaggio è visto come un incubo da posticipare ad età maggiore ed invece è l’esatto opposto: una meravigliosa esperienza da condividere con chi si ama di più. I nostri figli.