La Cattedrale di Palermo


Davvero imperdibile è il duomo di Palermo. L’impatto visivo di tale monumento dall’esterno non può essere più dimenticato ed è simbolo per eccellenza dello stile monumentale palermitano che deriva dalla mescolanza arabo – normanna.

Al suo interno è possibile visitare la cripta e vedere le tombe dei sovrani normanni, ma anche la degna sepoltura di una persona la cui vita è diventata simbolo della lotta alla mafia: Padre Pino Puglisi. Egli, come parroco di un quartiere di Palermo popolare e difficile come Brancaccio, procurava delle attività per i bambini della zona alternativa rispetto alla vita di strada. Ciò ha infastidito i boss mafiosi del tempo , i quali hanno dunque ordinato che venisse ucciso. Raccontate ai vostri bimbi la storia di questo super- eroe dei nostri tempi, ne rimarranno certamente colpiti.

Bello anche sostare e visitare la piazzetta esterna alla Cattedrale: se non fa troppo caldo, potreste farvi scorrazzare i vostri bimbi e sostare per riposarvi un po’ sedendovi sulle panchine di muratura che costeggiano la recinzione esterna. Quasi sempre in questo piazzale viene “parcheggiato” in attesa del Festino di Santa Rosalia il carro che trasporta la statua della “Santuzza”, adornato ogni anno in maniera sempre particolare e diversa, anche se i fiori e segnatamente le rose non possono mai mancare.

Se possibile (su prenotazione), fate una passeggiata (magari serale) sui tetti da cui si gode di una vista eccezionale sulla città. Se avete il tempo, le possibilità e siete così coraggiosi da avventurarvi con bimbi, merita una visita al suo interno anche l’adiacente museo diocesano.

Palazzo dei Normanni

Attualmente è la sede dell’Assemblea Regionale Siciliana. La Sicilia è una Regione a statuto speciale ed infatti, non a caso, il Palazzo ha sede in Piazza Indipendenza.

In origine era dimora degli emiri arabi, un Qars cioè castello o fortezza: da qui il nome di Cassaro acquisito dal quartiere alle spalle del palazzo, che merita una visita durante una passeggiata che costeggia il Corso Vittorio Emanuele.Ma soprattutto tale Palazzo, che si staglia imponente sulla Piazza, è un bellissimo esempio della tipica architettura arabo-normanna di molti monumenti palermitani. Molte sono le sale interessanti da visitare, anche se siete in compagnia di bambini riflettete molto sull’idea di visitare interamente i suoi interni, dato che potrebbe risultare un’attività molto impegnativa e che richiede del tempo. Al suo interno si trova anche un particolare planetario. Non potete però rinunciare a visitare la Cappella Palatina, in stile bizantino, decorata dai suoi famosi mosaici d’oro. Viene considerata una delle più belle chiese di Palermo e della Sicilia: spesso scelta come luogo della celebrazione del matrimonio di tanti palermitani…magari vi potrebbe capitare di vederne una delle cerimonie in svolgimento!

Nelle vicinanze del Palazzo, durante la vostra passeggiata, potreste portare i vostri bambini a visitare il Parco d’Orleans, in cui potranno anche divertirsi a vedere i volatili custoditi ed esposti al suo interno.

Piazza Bellini e i suoi piccoli tesori

Nella piazza alle spalle di piazza delle Vergogne si trova la piazza Bellini, con le famose chiese praticamente di fronte la Chiesa di S. Maria dell’Ammiraglio e la Chiesa di S. Cataldo), e l’ingresso laterale che dà su Piazza Pretoria (di fronte alla Fontana Pretoria e accanto al Palazzo di Città), si trova la Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto, una delle più ricche e decorate di tutta la città. Di quest’ultima è stato ultimato il restauro nel maggio 2016 e vale la pena visitarla in quanto una delle più ricche e decorate della città, in perfetto stile barocco. Molto belli gli annessi Chiostro ed il Convento, visitabili pagando un ticket ulteriore.

Infatti, per volontà dell’Arcidiocesi di Palermo e della Soprintendenza, con la fondamentale gestione di una cooperativa ( Pulcherrima Res), l’edificio ha aperto le porte in veste di polo museale, con la peculiarità di raccontarsi al pubblico come cantiere aperto, in divenire (analogamente a quanto succede a Palazzo Butera.

DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE CON BIMBI: Adiacente alla Chiesa di Santa Caterina ( si entra da una porticina accanto alla scalinata della Chiesa e si sale al primo piano) è stata di recente aperta, o riaperta, una pasticceria che reinterpreta le antiche ricette delle suore del Convento di Santa Caterina, chiamata “ I Segreti del Chiostro”, aperta ogni giorno dalle 10 alle 18. Troverete tutto il repertorio dei dolci palermitani e siciliani tradizionali, i vostri bimbi (ma non solo loro !) si leccheranno i baffi!Attenzione per chi va con bimbi piccoli: sia alla chiesa che alla pasticceria si accede tramite scale: fornitevi di fascia o marsupio, sarà decisamente meglio che sollevare il passeggino per tutte le scalinate o tenere in braccio i bimbi con rischio di brutte cadute!

Di fronte Piazza Bellini, dall’altra parte di Via Maqueda, si trova la Via Rua Formaggi, che vi porterà dritti dentro il quartiere dell’Albergheria ed il mercato di Ballarò.

I Quattro Canti e piazza Pretoria

Durante la vostra passeggiata, all’incrocio tra il Corso Vittorio Emanuele e la via Maqueda ( assi principali, se non della città, del centro storico palermitano) incontrerete i cosiddetti “Quattro canti”. Questi rappresentano i quattro angoli su cui si elevano le facciate convesse di bei palazzi secenteschi dalla classica suddivisione a tre ordini sovrapposti (dorico, ionico e corinzio) con, al centro, fontane sormontate dalle statue delle quattro stagioni. Nelle nicchie degli ordini superiori si trovano invece le statue di re spagnoli e, al livello più alto, quelle delle protettrici di Palermo, le sante Cristina, Ninfa, Oliva e Agata, poi soppiantata da Santa Rosalia. L’incrocio segna anche le quattro zone in cui, un tempo, Palermo era suddivisa: Palazzo Reale, Mezzomonreale, Castellammare e Oreto, ciascuna affidata ad una santa. Tra i palazzi che formano i quattro “canti”, degni di nota sono Palazzo Costantino e Palazzo di Rudinì: di quest’ultimo sicuramente la parte più interessante del palazzo è la vista panoramica. Il balcone appartiene ad uno dei Quattro Canti e da lì si possono ammirare gli altri tre e la sottostante piazza in tutta la loro bellezza. Basterebbe solo questo per giustificare la visita. Poco distanti da essi, sulla via Maqueda, si affaccia la facoltà universitaria di Giurisprudenza, che custodisce al suo interno la piccola ma bellissima cappella – oratorio di San Giuseppe dei Falegnami: è un piccolo gioiello di arte barocca in Sicilia, un tempo cappella interna della Chiesa di S. Giuseppe dei Teatini e poi divenuta cappella di riferimento di varie congregazioni: prima quella di Gesù, Giuseppe e Maria; poi quella dei Servi del santissimo Sacramento e dell’Immacolata Concezione; ed infine la Confraternita di San Giuseppe dei Falegnami nel 1804. Sempre a due passi dai quattro canti, sulla via Maqueda ed antistante alla facoltà di Giurisprudenza , si trova Palazzo delle Aquile, sede del sindaco e degli organi politici della città. Davanti il palazzo si trovano la fontana e la piazza Pretoria detta dai palermitani “delle Vergogne”, in quanto le statue che compongono la fontana sono rappresentate nude. Si tratta di uno dei simboli più rappresentativi del capoluogo siciliano, considerata da molti una delle più belle fontane d’Italia. La sua storia è particolare, dato che inizialmente questa fontana era stata progettata e costruita in Toscana, e solo successivamente fu poi trasportata a Palermo. Al centro della fontana troviamo un puttino che versa acqua, soprannominato “Il Genio di Palermo“, mentre tutto attorno ci sono statue che rappresentano varie figure mitologiche ed una rappresentazione allegorica dei  fiumi di Palermo: l’Oreto, il Papireto, il Gabriele e il Maredolce. Se ne avete la possibilità visitatela durante le ore serali: illuminata avrà un fascino particolare.

Il mare

Mondello

Mondello è un Leitmotiv nella vita di un palermitano, nel senso che non vi è ricordo che non sia legato a questo luogo. D’estate è frequentata perché è la spiaggia più vicina alla città, d’inverno è il paradiso assoluto per l’evasione in solitaria o per magnifiche passeggiate romantiche. Tutti i palermitani amano la sua spiaggia. La snobbano d’estate perché troppo caotica e presa d’assalto da migliaia di vacanzieri, eppure la amano tutti, non per quello che offre ma per quello che è.

Nessuno però lo confesserà mai.

Marzo è per me il periodo più bello. Ma Mondello è sempre bella. In principio di primavera, vuoi la luce, vuoi la voglia di risvegliare i sensi, il riverbero delle acque appare caraibico, verde, blu ed azzurro è il colore del mare che lambisce la sabbia bianca. Il fascino di questa località, che è una frazione della città, è unico. Non è una località balneare come le altre. E’ la città che vuole vivere ogni suo luogo ed il mare è l’elemento costante. Meravigliose sono le passeggiate lungo la costa: vedi, senti l’acqua insinuarsi vicina. Non è una spiaggia molto larga, ma una lunga striscia che accompagna tutto il golfo, protetta dallo sguardo benevolo del Monte Pellegrino. Se avrete la fortuna di osservare la città dall’alto capirete cosa intendo. La vista è stupefacente. Noi siamo abituati a questo ed a volte non ce ne rendiamo più conto. Lo realizziamo solo quando in presenza di uno “straniero” in ammirazione sentiamo gonfiarsi d’orgoglio il nostro cuore. Ricordo ancora lo sguardo del mio amico Rikki. La spiaggia era affollatissima, era persino difficile trovare uno spazio per stendere il telo. Pensavo che un uomo dell’estremo Nord dovesse trovare persino fastidiosa questa calca ammassata selvaggiamente, ed invece mi sorprese la sua contentezza, il suo entusiasmo, tanto da farmi sentire fiera del mio piccolo angolo di paradiso. Dimenticavo: era il mese di novembre. Ovviamente non è che faccia sempre così caldo: 18° – 20° sono frequenti talvolta anche nei mesi più freddi, 25° – 30° solo con lo scirocco dell’Africa, un vento amato e temuto, che spira in vari periodi dell’anno, riscaldando le nostre giornate mediterranee. Mondello è il luogo che più si adatta ai bambini. E’ la spiaggia con strutture più o meno attrezzate, che offrono la possibilità di bagnarsi senza troppo stress. E’ un golfo tranquillo quello di Mondello, quindi le acque difficilmente sono agitate. L’unico problema potrebbe venire dal poco riciclo delle acque stesse. Vi sono vari stabilimenti balneari gestiti dalla società italo belga Les Tramways de Palerme, quali il Lido Valdesi, Hello Beach, Costa Picca, il Lido Sirenetta ed il Lido Stabilimento. Splendida è la vista di quest’ultimo, lo stabilimento Charleston, edificio dei primi del ‘900, progettato dall’ingegnere Stualker, che differentemente dalle altre strutture europee con analoghi fini edificate su palafitte in legno, fu realizzato in cemento armato, perché resistesse con maggiore tempra allo scorrere del tempo. Il Charleston campeggia fiero in mezzo all’acqua verde, un’istituzione cittadina che un tempo fu sede di ristorazione d’elite. Vi sono poi presenti degli accessi liberi anche se consiglio vivamente di usufruire delle strutture organizzate per evitare lo stress del poco spazio a disposizione lungo la costa, infatti, la superficie lasciata libera dalle cabine poste sulla sabbia è davvero ridotta. Poi a poche centinaia di metri dalla piazza di Mondello, a Piano Gallo si trova La Torre, altro punto mare interessante soprattutto per la sua posizione defilata rispetto alla costa, quindi meno frequentata.

Tanti i baretti presenti e soluzioni alimentari tutte di buona qualità. Non si può venire a Palermo senza visitare Mondello. Da bagnante sicuramente. Ma questa località non è solo una spiaggia. E’ tutto il lungomare e le piccole piazzette, quella di Valdesi che dà il benvenuto tra le alte palme e quella ben più confortevole chiamata piazza di Mondello, piena di localini diurni e notturni che abbracciano proprio tutti i gusti.

Pro e contro: Tanto caos, mancanza di posteggi soprattutto nelle ore clou. Per il resto solo elementi a favore della spiaggia più rinomata della città. Tanto sole e mare compensano però l’eventuale attesa di mezzi pubblici, sempre meno efficienti rispetto alla media europea, ma sempre consigliabili rispetto all’utilizzo quasi impossibile dell’auto. Tanti i posteggiatori abusivi, pochissimi i posti consentiti disponibili. Recarsi presto è l’unica soluzione vincente per evitare di imbattersi in sgradevoli ed immancabili multe. Esistono dei parcheggi con ticket a pagamento ma com’è ovvio che sia, non sono immediatamente adiacenti alla spiaggia. I baretti posti sul lungomare all’interno delle aree attrezzate offrono qualsiasi soluzione di ristoro celere, panini, insalate, gelati. Per chi volesse osare di più, trattorie e ristoranti in particolar modo nella piazza di Mondello.

Mi raccomando tutti al mare con crema protettiva al seguito!

Sferracavallo

Sferracavallo è la borgata situata a nordovest di Palermo tra Capo Gallo ed Isola delle Femmine. È una piccola località marittima, che si estende attorno ad un piccolo porticciolo. E’ denominata in tal modo per la consuetudine di  “sferrare i cavalli”, perché essendo strade difficilmente percorribili, risultava essenziale ricorrere ai cavalli per trainare a secco le barche dei pescatori che vi vivevano. Sferracavallo è differente da Mondello, ha tratti meno elitari, vi sono edifici di pregio, come Villa Arezzo, Villa Maggiore Amari e Palazzotto, ma dobbiamo ammettere che non presenta il fascino della più celebrata Mondello, ricca di edifici liberty lungo la costa ed oggi di ville di lusso nella sua parte più interna. E’ come se Sferracavallo avesse scelto di mantenere un’immagine low profile, a discapito della sua bellezza indiscutibile, sì perché la zona di Barcarello con il suo porticciolo è tutt’altro che un luogo poco atttraente. E’ il selvaggio che molti cercano. Non è una spiaggia caotica, è una riserva, quella Naturale di Capo Gallo, un luogo da proteggere e rispettare.

Per gli amanti delle escursioni vi sono delle grotte interessanti, la più conosciuta delle quali è quella dell’Impiccato, in cui furono ritrovati resti di ippopotami ed elefanti. Sferracavallo è una località che vive di mare ed è famosa in particolare per la sua cucina ed i suoi ristoranti rigorosamente di pesce disposti lungo il litorale. Forte è poi il legame religioso con i SS. Cosma e Damiano, letteralmente venerati e celebrati in occasione della festa patronale. Anche qui il rapporto col mare è privilegiato, infatti  l’ultima domenica di settembre, la “vara” con i simulacri di San Cosma e San Damiano è portata in processione da giovani vestiti di bianco con un fazzoletto rosso sui fianchi e poi trasportata per mare su una barchetta, il tutto seguito da orde di curiosi e fedeli del luogo accorsi in gran festa.

Pro e contro: E’ un luogo ameno e solare. La località di Barcarello, la cui acqua è nitida e trasparente, non è facilissima da raggiungere: si procede a piedi e per i bimbi è talvolta difficoltoso e disagevole. Bellissimo e consigliatissimo per famiglie con figli un po’ più grandi, che si annoiano di fronte alla “normalità” della spiaggia di Mondello. Tutto a Sferracavallo vuole essere semplice ed alla portata di tutti ma attenzione ai ristoranti: cercate la qualità, non la quantità.

I mercati della città

Fin da bambina l’idea di recarmi presso un mercato alimentare mi terrorizzava. Quel ricordo per me poco piacevole di banditori urlanti, di gente stipata in stradine del centro, per l’occasione spesso rese ancora più anguste, e poi quell’odore nauseabondo di cibi, per lo più pesce, lasciati su banconi per ore in attesa di compratori è ancora vivo nella mia mente. Avevo una forte paura di perdermi e lo ammetto, anche toccare qualsiasi alimento, riposto in maniera poco igienica, mi faceva rabbrividire.

Ora che sono adulta capisco i limiti della fantasia fanciullesca, e per quanto ancora condivida il poco gradimento per la precaria igiene, mi rendo conto di quanto fascino debba e possa esercitare la vista di tanta vitalità. Per noi che siamo cresciuti in simili realtà, la visione di un mercato cittadino è pura e semplice routine: è normale abituarsi al “vuciare dei venditori” ed anche all’odore dei cibi esposti, ma per chi è abituato ad altro, magari al silenzioso negozietto di ortofrutta o al mercato rionale ordinato e pulito, il caos ed il delirio dei mercati del Sud possono scatenare un’emozione forte, che sia piacevole o meno.

I mercati meridionali sono caotici, disordinati, talvolta sporchi ma molto vitali. Le urla dei commercianti sembrano penetrare i timpani e non puoi non chiederti come facciano regolarmente a sopportarsi vicendevolmente. Ti senti disorientato, vorresti capire cosa sia più conveniente e di migliore qualità. Ti confondi e ti confondono volutamente. Ma è questo il bello. E’ la forte vitalità che sprigiona la contrattazione mista a curiosità.

Oggi i mercati non sono più quelli di una volta. Tutti ormai per mancanza di tempo e voglia preferiamo rivolgerci al piccolo negozietto sotto casa oppure al super mega centro commerciale, rigorosamente di sabato pomeriggio, dove trovare di tutto, illudendoci che le notizie sulla filiera produttiva siano garanzia di qualità. Un tempo era tutto diverso. Erano proprio i mercati il centro, l’anima di una città. E Palermo ne possedeva ben tre estremamente famosi:  la Vucciria, Ballarò ed il Capo, presenti nel centro storico, la Vucciria all’interno del mandamento la Loggia, Ballarò all’interno dell’Albergheria ed il Capo nel mandamento Monte di Pietà.

La Vucciria  

Non credo che esista italiano che non conosca il nome del mercato più caratteristico della città: la Vucciria, soprattutto grazie alla nota opera d’arte di Renato Guttuso, grande pittore siciliano del ‘900, di sicuro il più famoso dell’Isola, che lo rappresentò in maniera incisiva. Vi si vendeva pesce in grande quantità ma anche carne, d’altronde, l’etimologia della parola derivante dal francese boucherie, macelleria, è estremamente indicativa. Ma in siciliano vucciria ha anche un altro significato, è il caos, il disordine. La nostra lingua popolare si insinua nel cuore e nella mente dei suoi parlanti, dando vita spesso a parole che sono quasi intraducibili nelle altre lingue. Così Vucciria vuole denotare confusione ma in senso positivo, il trambusto causato dalle voci, dai corpi, dalle merci esposte in bella vista, tutte mescolate insieme. Ormai purtroppo della vecchia Vucciria non rimane che un mercato secondario, infatti, quasi tutte le botteghe non hanno saputo e potuto resistere alla dura legge del commercio e sono fallite tristemente. Oggi paradossalmente il quartiere, che ha visto giorno dopo giorno morire il suo simbolo, ha rinnovato il suo look, rendendo attraenti le stradine lastricate di “balate” con svariati locali notturni che hanno conferito un’aura del tutto nuova ad una zona storicamente vitale.

Pro: Recatevi in visita al mercato. Non ve ne pentirete. Tenete per mano i vostri bimbi, e fate loro assaggiare il panino con panelle che troverete in vendita lungo le stradine. Un tempo frequentatissima era la piccola bancarella di Rocky Basile, che è stata però chiusa definitivamente. Troverete inoltre tante gelaterie lungo il percorso. In particolar modo d’estate il gelato nelle sue infinite varianti in città sarà il compagno di viaggio in senso assoluto.

Il Capo

Il mercato del Capo è tra i più vivi della città. A differenza della Vucciria, continua ad essere frequentato da compratori per la convenienza e la grande quantità di cibo in vendita. Nei mercati palermitani le strade lungo cui sono presenti le bancarelle con la mercanzia sono generalmente strette, e tendoni colorati costituiscono la diversificazione dei venditori stessi. Non è possibile spaziare con la vista: lo sguardo può perdersi solo in profondità, pertanto al curioso è concesso procedere lungo un percorso stabilito, come se il mercato stesso volesse catturarne il più possibile l’attenzione senza distrazione alcuna. Il Capo parte da via Carini, il suo ingresso principale, immediatamente adiacente al Palazzo di Giustizia.

Contro: E’ un mercato stretto, pertanto non lo consiglierei a famiglie con bimbi piccoli.

Il Mercato di Ballarò 

Il mercato di Ballarò è il mercato il più antico di Palermo. E’ raggiungibile a piedi più o meno facilmente, mentre non è valutabile l’uso dell’automobile, a meno che non vogliate stressarvi o servirvi di qualche parcheggio privato situato lungo il Cassaro. Passeggiando per corso Vittorio Emanuele, il Cassaro appunto, il mercato di Ballarò si trova all’altezza dell’ingresso della Facoltà palermitana di Giurisprudenza. Da lì ci sia avvia verso il centro di esso: Piazza del Carmine con l’omonima chiesa. I mercati attraggono e talvolta vivono di turismo ma devo ammettere che spesso non sembrano rispettare l’ospite quanto dovrebbero: la sorpresa è dietro l’angolo, i prezzi sono poco chiari ed i tentativi di spennare il malcapitato sono davvero mal celati. Ma così è come dovunque ed il piacere della novità e della vista di tale folclore vince l’inibizione. Superata la diffidenza iniziale ci si abbandona da entrambe le parti, ed anche il venditore cerca di far mostra della propria merce ma soprattutto di sé, e tenta di rappresentare quell’idea che di sicilianità si va cercando. E’ un mercato interessante e multietnico, proprio perché tra i venditori si trovano persone di differente nazionalità, soprattutto tamil e senegalesi, che vivono in queste zone mescolandosi ed integrandosi perfettamente col tessuto cittadino.

Pro e contro: E’ un mercato davvero interessante, forse il più vivo. E’ più ampio dei precedenti, quindi potrebbe essere anche più dispersivo. Siate preparati. Street food in grande quantità per tutti i gusti.