I mercati della città

Fin da bambina l’idea di recarmi presso un mercato alimentare mi terrorizzava. Quel ricordo per me poco piacevole di banditori urlanti, di gente stipata in stradine del centro, per l’occasione spesso rese ancora più anguste, e poi quell’odore nauseabondo di cibi, per lo più pesce, lasciati su banconi per ore in attesa di compratori è ancora vivo nella mia mente. Avevo una forte paura di perdermi e lo ammetto, anche toccare qualsiasi alimento, riposto in maniera poco igienica, mi faceva rabbrividire.

Ora che sono adulta capisco i limiti della fantasia fanciullesca, e per quanto ancora condivida il poco gradimento per la precaria igiene, mi rendo conto di quanto fascino debba e possa esercitare la vista di tanta vitalità. Per noi che siamo cresciuti in simili realtà, la visione di un mercato cittadino è pura e semplice routine: è normale abituarsi al “vuciare dei venditori” ed anche all’odore dei cibi esposti, ma per chi è abituato ad altro, magari al silenzioso negozietto di ortofrutta o al mercato rionale ordinato e pulito, il caos ed il delirio dei mercati del Sud possono scatenare un’emozione forte, che sia piacevole o meno.

I mercati meridionali sono caotici, disordinati, talvolta sporchi ma molto vitali. Le urla dei commercianti sembrano penetrare i timpani e non puoi non chiederti come facciano regolarmente a sopportarsi vicendevolmente. Ti senti disorientato, vorresti capire cosa sia più conveniente e di migliore qualità. Ti confondi e ti confondono volutamente. Ma è questo il bello. E’ la forte vitalità che sprigiona la contrattazione mista a curiosità.

Oggi i mercati non sono più quelli di una volta. Tutti ormai per mancanza di tempo e voglia preferiamo rivolgerci al piccolo negozietto sotto casa oppure al super mega centro commerciale, rigorosamente di sabato pomeriggio, dove trovare di tutto, illudendoci che le notizie sulla filiera produttiva siano garanzia di qualità. Un tempo era tutto diverso. Erano proprio i mercati il centro, l’anima di una città. E Palermo ne possedeva ben tre estremamente famosi:  la Vucciria, Ballarò ed il Capo, presenti nel centro storico, la Vucciria all’interno del mandamento la Loggia, Ballarò all’interno dell’Albergheria ed il Capo nel mandamento Monte di Pietà.

La Vucciria  

Non credo che esista italiano che non conosca il nome del mercato più caratteristico della città: la Vucciria, soprattutto grazie alla nota opera d’arte di Renato Guttuso, grande pittore siciliano del ‘900, di sicuro il più famoso dell’Isola, che lo rappresentò in maniera incisiva. Vi si vendeva pesce in grande quantità ma anche carne, d’altronde, l’etimologia della parola derivante dal francese boucherie, macelleria, è estremamente indicativa. Ma in siciliano vucciria ha anche un altro significato, è il caos, il disordine. La nostra lingua popolare si insinua nel cuore e nella mente dei suoi parlanti, dando vita spesso a parole che sono quasi intraducibili nelle altre lingue. Così Vucciria vuole denotare confusione ma in senso positivo, il trambusto causato dalle voci, dai corpi, dalle merci esposte in bella vista, tutte mescolate insieme. Ormai purtroppo della vecchia Vucciria non rimane che un mercato secondario, infatti, quasi tutte le botteghe non hanno saputo e potuto resistere alla dura legge del commercio e sono fallite tristemente. Oggi paradossalmente il quartiere, che ha visto giorno dopo giorno morire il suo simbolo, ha rinnovato il suo look, rendendo attraenti le stradine lastricate di “balate” con svariati locali notturni che hanno conferito un’aura del tutto nuova ad una zona storicamente vitale.

Pro: Recatevi in visita al mercato. Non ve ne pentirete. Tenete per mano i vostri bimbi, e fate loro assaggiare il panino con panelle che troverete in vendita lungo le stradine. Un tempo frequentatissima era la piccola bancarella di Rocky Basile, che è stata però chiusa definitivamente. Troverete inoltre tante gelaterie lungo il percorso. In particolar modo d’estate il gelato nelle sue infinite varianti in città sarà il compagno di viaggio in senso assoluto.

Il Capo

Il mercato del Capo è tra i più vivi della città. A differenza della Vucciria, continua ad essere frequentato da compratori per la convenienza e la grande quantità di cibo in vendita. Nei mercati palermitani le strade lungo cui sono presenti le bancarelle con la mercanzia sono generalmente strette, e tendoni colorati costituiscono la diversificazione dei venditori stessi. Non è possibile spaziare con la vista: lo sguardo può perdersi solo in profondità, pertanto al curioso è concesso procedere lungo un percorso stabilito, come se il mercato stesso volesse catturarne il più possibile l’attenzione senza distrazione alcuna. Il Capo parte da via Carini, il suo ingresso principale, immediatamente adiacente al Palazzo di Giustizia.

Contro: E’ un mercato stretto, pertanto non lo consiglierei a famiglie con bimbi piccoli.

Il Mercato di Ballarò 

Il mercato di Ballarò è il mercato il più antico di Palermo. E’ raggiungibile a piedi più o meno facilmente, mentre non è valutabile l’uso dell’automobile, a meno che non vogliate stressarvi o servirvi di qualche parcheggio privato situato lungo il Cassaro. Passeggiando per corso Vittorio Emanuele, il Cassaro appunto, il mercato di Ballarò si trova all’altezza dell’ingresso della Facoltà palermitana di Giurisprudenza. Da lì ci sia avvia verso il centro di esso: Piazza del Carmine con l’omonima chiesa. I mercati attraggono e talvolta vivono di turismo ma devo ammettere che spesso non sembrano rispettare l’ospite quanto dovrebbero: la sorpresa è dietro l’angolo, i prezzi sono poco chiari ed i tentativi di spennare il malcapitato sono davvero mal celati. Ma così è come dovunque ed il piacere della novità e della vista di tale folclore vince l’inibizione. Superata la diffidenza iniziale ci si abbandona da entrambe le parti, ed anche il venditore cerca di far mostra della propria merce ma soprattutto di sé, e tenta di rappresentare quell’idea che di sicilianità si va cercando. E’ un mercato interessante e multietnico, proprio perché tra i venditori si trovano persone di differente nazionalità, soprattutto tamil e senegalesi, che vivono in queste zone mescolandosi ed integrandosi perfettamente col tessuto cittadino.

Pro e contro: E’ un mercato davvero interessante, forse il più vivo. E’ più ampio dei precedenti, quindi potrebbe essere anche più dispersivo. Siate preparati. Street food in grande quantità per tutti i gusti.

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