La Cattedrale di Palermo


Davvero imperdibile è il duomo di Palermo. L’impatto visivo di tale monumento dall’esterno non può essere più dimenticato ed è simbolo per eccellenza dello stile monumentale palermitano che deriva dalla mescolanza arabo – normanna.

Al suo interno è possibile visitare la cripta e vedere le tombe dei sovrani normanni, ma anche la degna sepoltura di una persona la cui vita è diventata simbolo della lotta alla mafia: Padre Pino Puglisi. Egli, come parroco di un quartiere di Palermo popolare e difficile come Brancaccio, procurava delle attività per i bambini della zona alternativa rispetto alla vita di strada. Ciò ha infastidito i boss mafiosi del tempo , i quali hanno dunque ordinato che venisse ucciso. Raccontate ai vostri bimbi la storia di questo super- eroe dei nostri tempi, ne rimarranno certamente colpiti.

Bello anche sostare e visitare la piazzetta esterna alla Cattedrale: se non fa troppo caldo, potreste farvi scorrazzare i vostri bimbi e sostare per riposarvi un po’ sedendovi sulle panchine di muratura che costeggiano la recinzione esterna. Quasi sempre in questo piazzale viene “parcheggiato” in attesa del Festino di Santa Rosalia il carro che trasporta la statua della “Santuzza”, adornato ogni anno in maniera sempre particolare e diversa, anche se i fiori e segnatamente le rose non possono mai mancare.

Se possibile (su prenotazione), fate una passeggiata (magari serale) sui tetti da cui si gode di una vista eccezionale sulla città. Se avete il tempo, le possibilità e siete così coraggiosi da avventurarvi con bimbi, merita una visita al suo interno anche l’adiacente museo diocesano.

Palazzo dei Normanni

Attualmente è la sede dell’Assemblea Regionale Siciliana. La Sicilia è una Regione a statuto speciale ed infatti, non a caso, il Palazzo ha sede in Piazza Indipendenza.

In origine era dimora degli emiri arabi, un Qars cioè castello o fortezza: da qui il nome di Cassaro acquisito dal quartiere alle spalle del palazzo, che merita una visita durante una passeggiata che costeggia il Corso Vittorio Emanuele.Ma soprattutto tale Palazzo, che si staglia imponente sulla Piazza, è un bellissimo esempio della tipica architettura arabo-normanna di molti monumenti palermitani. Molte sono le sale interessanti da visitare, anche se siete in compagnia di bambini riflettete molto sull’idea di visitare interamente i suoi interni, dato che potrebbe risultare un’attività molto impegnativa e che richiede del tempo. Al suo interno si trova anche un particolare planetario. Non potete però rinunciare a visitare la Cappella Palatina, in stile bizantino, decorata dai suoi famosi mosaici d’oro. Viene considerata una delle più belle chiese di Palermo e della Sicilia: spesso scelta come luogo della celebrazione del matrimonio di tanti palermitani…magari vi potrebbe capitare di vederne una delle cerimonie in svolgimento!

Nelle vicinanze del Palazzo, durante la vostra passeggiata, potreste portare i vostri bambini a visitare il Parco d’Orleans, in cui potranno anche divertirsi a vedere i volatili custoditi ed esposti al suo interno.

Piazza Bellini e i suoi piccoli tesori

Nella piazza alle spalle di piazza delle Vergogne si trova la piazza Bellini, con le famose chiese praticamente di fronte la Chiesa di S. Maria dell’Ammiraglio e la Chiesa di S. Cataldo), e l’ingresso laterale che dà su Piazza Pretoria (di fronte alla Fontana Pretoria e accanto al Palazzo di Città), si trova la Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto, una delle più ricche e decorate di tutta la città. Di quest’ultima è stato ultimato il restauro nel maggio 2016 e vale la pena visitarla in quanto una delle più ricche e decorate della città, in perfetto stile barocco. Molto belli gli annessi Chiostro ed il Convento, visitabili pagando un ticket ulteriore.

Infatti, per volontà dell’Arcidiocesi di Palermo e della Soprintendenza, con la fondamentale gestione di una cooperativa ( Pulcherrima Res), l’edificio ha aperto le porte in veste di polo museale, con la peculiarità di raccontarsi al pubblico come cantiere aperto, in divenire (analogamente a quanto succede a Palazzo Butera.

DA NON PERDERE ASSOLUTAMENTE CON BIMBI: Adiacente alla Chiesa di Santa Caterina ( si entra da una porticina accanto alla scalinata della Chiesa e si sale al primo piano) è stata di recente aperta, o riaperta, una pasticceria che reinterpreta le antiche ricette delle suore del Convento di Santa Caterina, chiamata “ I Segreti del Chiostro”, aperta ogni giorno dalle 10 alle 18. Troverete tutto il repertorio dei dolci palermitani e siciliani tradizionali, i vostri bimbi (ma non solo loro !) si leccheranno i baffi!Attenzione per chi va con bimbi piccoli: sia alla chiesa che alla pasticceria si accede tramite scale: fornitevi di fascia o marsupio, sarà decisamente meglio che sollevare il passeggino per tutte le scalinate o tenere in braccio i bimbi con rischio di brutte cadute!

Di fronte Piazza Bellini, dall’altra parte di Via Maqueda, si trova la Via Rua Formaggi, che vi porterà dritti dentro il quartiere dell’Albergheria ed il mercato di Ballarò.

I Quattro Canti e piazza Pretoria

Durante la vostra passeggiata, all’incrocio tra il Corso Vittorio Emanuele e la via Maqueda ( assi principali, se non della città, del centro storico palermitano) incontrerete i cosiddetti “Quattro canti”. Questi rappresentano i quattro angoli su cui si elevano le facciate convesse di bei palazzi secenteschi dalla classica suddivisione a tre ordini sovrapposti (dorico, ionico e corinzio) con, al centro, fontane sormontate dalle statue delle quattro stagioni. Nelle nicchie degli ordini superiori si trovano invece le statue di re spagnoli e, al livello più alto, quelle delle protettrici di Palermo, le sante Cristina, Ninfa, Oliva e Agata, poi soppiantata da Santa Rosalia. L’incrocio segna anche le quattro zone in cui, un tempo, Palermo era suddivisa: Palazzo Reale, Mezzomonreale, Castellammare e Oreto, ciascuna affidata ad una santa. Tra i palazzi che formano i quattro “canti”, degni di nota sono Palazzo Costantino e Palazzo di Rudinì: di quest’ultimo sicuramente la parte più interessante del palazzo è la vista panoramica. Il balcone appartiene ad uno dei Quattro Canti e da lì si possono ammirare gli altri tre e la sottostante piazza in tutta la loro bellezza. Basterebbe solo questo per giustificare la visita. Poco distanti da essi, sulla via Maqueda, si affaccia la facoltà universitaria di Giurisprudenza, che custodisce al suo interno la piccola ma bellissima cappella – oratorio di San Giuseppe dei Falegnami: è un piccolo gioiello di arte barocca in Sicilia, un tempo cappella interna della Chiesa di S. Giuseppe dei Teatini e poi divenuta cappella di riferimento di varie congregazioni: prima quella di Gesù, Giuseppe e Maria; poi quella dei Servi del santissimo Sacramento e dell’Immacolata Concezione; ed infine la Confraternita di San Giuseppe dei Falegnami nel 1804. Sempre a due passi dai quattro canti, sulla via Maqueda ed antistante alla facoltà di Giurisprudenza , si trova Palazzo delle Aquile, sede del sindaco e degli organi politici della città. Davanti il palazzo si trovano la fontana e la piazza Pretoria detta dai palermitani “delle Vergogne”, in quanto le statue che compongono la fontana sono rappresentate nude. Si tratta di uno dei simboli più rappresentativi del capoluogo siciliano, considerata da molti una delle più belle fontane d’Italia. La sua storia è particolare, dato che inizialmente questa fontana era stata progettata e costruita in Toscana, e solo successivamente fu poi trasportata a Palermo. Al centro della fontana troviamo un puttino che versa acqua, soprannominato “Il Genio di Palermo“, mentre tutto attorno ci sono statue che rappresentano varie figure mitologiche ed una rappresentazione allegorica dei  fiumi di Palermo: l’Oreto, il Papireto, il Gabriele e il Maredolce. Se ne avete la possibilità visitatela durante le ore serali: illuminata avrà un fascino particolare.

Il mare

Mondello

Mondello è un Leitmotiv nella vita di un palermitano, nel senso che non vi è ricordo che non sia legato a questo luogo. D’estate è frequentata perché è la spiaggia più vicina alla città, d’inverno è il paradiso assoluto per l’evasione in solitaria o per magnifiche passeggiate romantiche. Tutti i palermitani amano la sua spiaggia. La snobbano d’estate perché troppo caotica e presa d’assalto da migliaia di vacanzieri, eppure la amano tutti, non per quello che offre ma per quello che è.

Nessuno però lo confesserà mai.

Marzo è per me il periodo più bello. Ma Mondello è sempre bella. In principio di primavera, vuoi la luce, vuoi la voglia di risvegliare i sensi, il riverbero delle acque appare caraibico, verde, blu ed azzurro è il colore del mare che lambisce la sabbia bianca. Il fascino di questa località, che è una frazione della città, è unico. Non è una località balneare come le altre. E’ la città che vuole vivere ogni suo luogo ed il mare è l’elemento costante. Meravigliose sono le passeggiate lungo la costa: vedi, senti l’acqua insinuarsi vicina. Non è una spiaggia molto larga, ma una lunga striscia che accompagna tutto il golfo, protetta dallo sguardo benevolo del Monte Pellegrino. Se avrete la fortuna di osservare la città dall’alto capirete cosa intendo. La vista è stupefacente. Noi siamo abituati a questo ed a volte non ce ne rendiamo più conto. Lo realizziamo solo quando in presenza di uno “straniero” in ammirazione sentiamo gonfiarsi d’orgoglio il nostro cuore. Ricordo ancora lo sguardo del mio amico Rikki. La spiaggia era affollatissima, era persino difficile trovare uno spazio per stendere il telo. Pensavo che un uomo dell’estremo Nord dovesse trovare persino fastidiosa questa calca ammassata selvaggiamente, ed invece mi sorprese la sua contentezza, il suo entusiasmo, tanto da farmi sentire fiera del mio piccolo angolo di paradiso. Dimenticavo: era il mese di novembre. Ovviamente non è che faccia sempre così caldo: 18° – 20° sono frequenti talvolta anche nei mesi più freddi, 25° – 30° solo con lo scirocco dell’Africa, un vento amato e temuto, che spira in vari periodi dell’anno, riscaldando le nostre giornate mediterranee. Mondello è il luogo che più si adatta ai bambini. E’ la spiaggia con strutture più o meno attrezzate, che offrono la possibilità di bagnarsi senza troppo stress. E’ un golfo tranquillo quello di Mondello, quindi le acque difficilmente sono agitate. L’unico problema potrebbe venire dal poco riciclo delle acque stesse. Vi sono vari stabilimenti balneari gestiti dalla società italo belga Les Tramways de Palerme, quali il Lido Valdesi, Hello Beach, Costa Picca, il Lido Sirenetta ed il Lido Stabilimento. Splendida è la vista di quest’ultimo, lo stabilimento Charleston, edificio dei primi del ‘900, progettato dall’ingegnere Stualker, che differentemente dalle altre strutture europee con analoghi fini edificate su palafitte in legno, fu realizzato in cemento armato, perché resistesse con maggiore tempra allo scorrere del tempo. Il Charleston campeggia fiero in mezzo all’acqua verde, un’istituzione cittadina che un tempo fu sede di ristorazione d’elite. Vi sono poi presenti degli accessi liberi anche se consiglio vivamente di usufruire delle strutture organizzate per evitare lo stress del poco spazio a disposizione lungo la costa, infatti, la superficie lasciata libera dalle cabine poste sulla sabbia è davvero ridotta. Poi a poche centinaia di metri dalla piazza di Mondello, a Piano Gallo si trova La Torre, altro punto mare interessante soprattutto per la sua posizione defilata rispetto alla costa, quindi meno frequentata.

Tanti i baretti presenti e soluzioni alimentari tutte di buona qualità. Non si può venire a Palermo senza visitare Mondello. Da bagnante sicuramente. Ma questa località non è solo una spiaggia. E’ tutto il lungomare e le piccole piazzette, quella di Valdesi che dà il benvenuto tra le alte palme e quella ben più confortevole chiamata piazza di Mondello, piena di localini diurni e notturni che abbracciano proprio tutti i gusti.

Pro e contro: Tanto caos, mancanza di posteggi soprattutto nelle ore clou. Per il resto solo elementi a favore della spiaggia più rinomata della città. Tanto sole e mare compensano però l’eventuale attesa di mezzi pubblici, sempre meno efficienti rispetto alla media europea, ma sempre consigliabili rispetto all’utilizzo quasi impossibile dell’auto. Tanti i posteggiatori abusivi, pochissimi i posti consentiti disponibili. Recarsi presto è l’unica soluzione vincente per evitare di imbattersi in sgradevoli ed immancabili multe. Esistono dei parcheggi con ticket a pagamento ma com’è ovvio che sia, non sono immediatamente adiacenti alla spiaggia. I baretti posti sul lungomare all’interno delle aree attrezzate offrono qualsiasi soluzione di ristoro celere, panini, insalate, gelati. Per chi volesse osare di più, trattorie e ristoranti in particolar modo nella piazza di Mondello.

Mi raccomando tutti al mare con crema protettiva al seguito!

Sferracavallo

Sferracavallo è la borgata situata a nordovest di Palermo tra Capo Gallo ed Isola delle Femmine. È una piccola località marittima, che si estende attorno ad un piccolo porticciolo. E’ denominata in tal modo per la consuetudine di  “sferrare i cavalli”, perché essendo strade difficilmente percorribili, risultava essenziale ricorrere ai cavalli per trainare a secco le barche dei pescatori che vi vivevano. Sferracavallo è differente da Mondello, ha tratti meno elitari, vi sono edifici di pregio, come Villa Arezzo, Villa Maggiore Amari e Palazzotto, ma dobbiamo ammettere che non presenta il fascino della più celebrata Mondello, ricca di edifici liberty lungo la costa ed oggi di ville di lusso nella sua parte più interna. E’ come se Sferracavallo avesse scelto di mantenere un’immagine low profile, a discapito della sua bellezza indiscutibile, sì perché la zona di Barcarello con il suo porticciolo è tutt’altro che un luogo poco atttraente. E’ il selvaggio che molti cercano. Non è una spiaggia caotica, è una riserva, quella Naturale di Capo Gallo, un luogo da proteggere e rispettare.

Per gli amanti delle escursioni vi sono delle grotte interessanti, la più conosciuta delle quali è quella dell’Impiccato, in cui furono ritrovati resti di ippopotami ed elefanti. Sferracavallo è una località che vive di mare ed è famosa in particolare per la sua cucina ed i suoi ristoranti rigorosamente di pesce disposti lungo il litorale. Forte è poi il legame religioso con i SS. Cosma e Damiano, letteralmente venerati e celebrati in occasione della festa patronale. Anche qui il rapporto col mare è privilegiato, infatti  l’ultima domenica di settembre, la “vara” con i simulacri di San Cosma e San Damiano è portata in processione da giovani vestiti di bianco con un fazzoletto rosso sui fianchi e poi trasportata per mare su una barchetta, il tutto seguito da orde di curiosi e fedeli del luogo accorsi in gran festa.

Pro e contro: E’ un luogo ameno e solare. La località di Barcarello, la cui acqua è nitida e trasparente, non è facilissima da raggiungere: si procede a piedi e per i bimbi è talvolta difficoltoso e disagevole. Bellissimo e consigliatissimo per famiglie con figli un po’ più grandi, che si annoiano di fronte alla “normalità” della spiaggia di Mondello. Tutto a Sferracavallo vuole essere semplice ed alla portata di tutti ma attenzione ai ristoranti: cercate la qualità, non la quantità.

I mercati della città

Fin da bambina l’idea di recarmi presso un mercato alimentare mi terrorizzava. Quel ricordo per me poco piacevole di banditori urlanti, di gente stipata in stradine del centro, per l’occasione spesso rese ancora più anguste, e poi quell’odore nauseabondo di cibi, per lo più pesce, lasciati su banconi per ore in attesa di compratori è ancora vivo nella mia mente. Avevo una forte paura di perdermi e lo ammetto, anche toccare qualsiasi alimento, riposto in maniera poco igienica, mi faceva rabbrividire.

Ora che sono adulta capisco i limiti della fantasia fanciullesca, e per quanto ancora condivida il poco gradimento per la precaria igiene, mi rendo conto di quanto fascino debba e possa esercitare la vista di tanta vitalità. Per noi che siamo cresciuti in simili realtà, la visione di un mercato cittadino è pura e semplice routine: è normale abituarsi al “vuciare dei venditori” ed anche all’odore dei cibi esposti, ma per chi è abituato ad altro, magari al silenzioso negozietto di ortofrutta o al mercato rionale ordinato e pulito, il caos ed il delirio dei mercati del Sud possono scatenare un’emozione forte, che sia piacevole o meno.

I mercati meridionali sono caotici, disordinati, talvolta sporchi ma molto vitali. Le urla dei commercianti sembrano penetrare i timpani e non puoi non chiederti come facciano regolarmente a sopportarsi vicendevolmente. Ti senti disorientato, vorresti capire cosa sia più conveniente e di migliore qualità. Ti confondi e ti confondono volutamente. Ma è questo il bello. E’ la forte vitalità che sprigiona la contrattazione mista a curiosità.

Oggi i mercati non sono più quelli di una volta. Tutti ormai per mancanza di tempo e voglia preferiamo rivolgerci al piccolo negozietto sotto casa oppure al super mega centro commerciale, rigorosamente di sabato pomeriggio, dove trovare di tutto, illudendoci che le notizie sulla filiera produttiva siano garanzia di qualità. Un tempo era tutto diverso. Erano proprio i mercati il centro, l’anima di una città. E Palermo ne possedeva ben tre estremamente famosi:  la Vucciria, Ballarò ed il Capo, presenti nel centro storico, la Vucciria all’interno del mandamento la Loggia, Ballarò all’interno dell’Albergheria ed il Capo nel mandamento Monte di Pietà.

La Vucciria  

Non credo che esista italiano che non conosca il nome del mercato più caratteristico della città: la Vucciria, soprattutto grazie alla nota opera d’arte di Renato Guttuso, grande pittore siciliano del ‘900, di sicuro il più famoso dell’Isola, che lo rappresentò in maniera incisiva. Vi si vendeva pesce in grande quantità ma anche carne, d’altronde, l’etimologia della parola derivante dal francese boucherie, macelleria, è estremamente indicativa. Ma in siciliano vucciria ha anche un altro significato, è il caos, il disordine. La nostra lingua popolare si insinua nel cuore e nella mente dei suoi parlanti, dando vita spesso a parole che sono quasi intraducibili nelle altre lingue. Così Vucciria vuole denotare confusione ma in senso positivo, il trambusto causato dalle voci, dai corpi, dalle merci esposte in bella vista, tutte mescolate insieme. Ormai purtroppo della vecchia Vucciria non rimane che un mercato secondario, infatti, quasi tutte le botteghe non hanno saputo e potuto resistere alla dura legge del commercio e sono fallite tristemente. Oggi paradossalmente il quartiere, che ha visto giorno dopo giorno morire il suo simbolo, ha rinnovato il suo look, rendendo attraenti le stradine lastricate di “balate” con svariati locali notturni che hanno conferito un’aura del tutto nuova ad una zona storicamente vitale.

Pro: Recatevi in visita al mercato. Non ve ne pentirete. Tenete per mano i vostri bimbi, e fate loro assaggiare il panino con panelle che troverete in vendita lungo le stradine. Un tempo frequentatissima era la piccola bancarella di Rocky Basile, che è stata però chiusa definitivamente. Troverete inoltre tante gelaterie lungo il percorso. In particolar modo d’estate il gelato nelle sue infinite varianti in città sarà il compagno di viaggio in senso assoluto.

Il Capo

Il mercato del Capo è tra i più vivi della città. A differenza della Vucciria, continua ad essere frequentato da compratori per la convenienza e la grande quantità di cibo in vendita. Nei mercati palermitani le strade lungo cui sono presenti le bancarelle con la mercanzia sono generalmente strette, e tendoni colorati costituiscono la diversificazione dei venditori stessi. Non è possibile spaziare con la vista: lo sguardo può perdersi solo in profondità, pertanto al curioso è concesso procedere lungo un percorso stabilito, come se il mercato stesso volesse catturarne il più possibile l’attenzione senza distrazione alcuna. Il Capo parte da via Carini, il suo ingresso principale, immediatamente adiacente al Palazzo di Giustizia.

Contro: E’ un mercato stretto, pertanto non lo consiglierei a famiglie con bimbi piccoli.

Il Mercato di Ballarò 

Il mercato di Ballarò è il mercato il più antico di Palermo. E’ raggiungibile a piedi più o meno facilmente, mentre non è valutabile l’uso dell’automobile, a meno che non vogliate stressarvi o servirvi di qualche parcheggio privato situato lungo il Cassaro. Passeggiando per corso Vittorio Emanuele, il Cassaro appunto, il mercato di Ballarò si trova all’altezza dell’ingresso della Facoltà palermitana di Giurisprudenza. Da lì ci sia avvia verso il centro di esso: Piazza del Carmine con l’omonima chiesa. I mercati attraggono e talvolta vivono di turismo ma devo ammettere che spesso non sembrano rispettare l’ospite quanto dovrebbero: la sorpresa è dietro l’angolo, i prezzi sono poco chiari ed i tentativi di spennare il malcapitato sono davvero mal celati. Ma così è come dovunque ed il piacere della novità e della vista di tale folclore vince l’inibizione. Superata la diffidenza iniziale ci si abbandona da entrambe le parti, ed anche il venditore cerca di far mostra della propria merce ma soprattutto di sé, e tenta di rappresentare quell’idea che di sicilianità si va cercando. E’ un mercato interessante e multietnico, proprio perché tra i venditori si trovano persone di differente nazionalità, soprattutto tamil e senegalesi, che vivono in queste zone mescolandosi ed integrandosi perfettamente col tessuto cittadino.

Pro e contro: E’ un mercato davvero interessante, forse il più vivo. E’ più ampio dei precedenti, quindi potrebbe essere anche più dispersivo. Siate preparati. Street food in grande quantità per tutti i gusti.

Palermo e le sue chiese

La Cattedrale di Palermo

Davvero imperdibile è il duomo di Palermo. L’impatto visivo di tale monumento dall’esterno non può essere più dimenticato ed è simbolo per eccellenza dello stile monumentale palermitano, che deriva dalla mescolanza arabo – normanna.

La Chiesa è divisa in tre navate da pilastri che sostengono volte a botte, con una cupola posta nel punto di incrocio tra il transetto e la navata centrale, la quale è stata realizzata a seguito degli estesi rifacimenti operati tra il 1781 e il 1801. Nelle prime due cappelle della navata meridionale sono ammirabili le tombe degli imperatori e dei reali normanno-svevi di Sicilia: Costanza II d’Aragona, moglie di Federico II; Enrico VI; Federico II; Pietro II d’Aragona; Ruggero II. Dietro il lato destro del transetto vi è poi il Tesoro della Cattedrale dove si conserva la corona di Costanza d’Aragona, mirabile esempio di gioielleria medievale con gemme, perle, ricami e smalti. La cripta del VI secolo presente nel lato sinistro della Cattedrale, poi modificata dai normanni, è divisa in due navate e conserva tombe di età romana e medievale per lo più le spoglie degli arcivescovi della cattedrale stessa. Da segnalare un’ulteriore sepoltura risalente ai giorni nostri: quella di un uomo semplice, Padre Pino Puglisi, la cui vita è diventata simbolo della lotta alla mafia. Egli, come parroco di un quartiere di Palermo popolare e difficile come Brancaccio, procurava ai bambini della zona
delle attività alternative rispetto alla vita di strada. Ciò ha infastidito i boss mafiosi del tempo, i quali ne hanno dunque ordinato la morte.

Raccontate ai vostri bimbi la storia di questo super- eroe dei nostri tempi, ne rimarranno certamente colpiti. E’ però impensabile valutare una visita dei principali luoghi di culto palermitani senza includere il Duomo di Monreale, strettamente connesso alla Cattedrale della città, sia da un punto di vista temporale, essendo entrambe le strutture del medesimo periodo malgrado presentino stili diversi, sia per la leggenda ormai considerata storia. Una leggenda che vedeva protagonisti Guglielmo II, “Il buono” invitato dalla Madonna apparsagli in sogno a creare una grande chiesa col tesoro posto sul luogo dove egli era solito sonnecchiare, e Gualtiero Offamilio, allora arcivescovo della Diocesi di Palermo e suo ex istitutore, che per contrastarlo decise di realizzare una cattedrale la cui facciata fosse di bellezza senza eguali, somigliante più ad una fortezza che ad un luogo di preghiera, in quanto ricca di archi a sesto acuto tipici dall’architettura islamica, colonne con statue di santi, torri angolari, merlature. Vissero come una sfida la realizzazione delle proprie opere e per l’invidia si narra che i loro cuori non ressero alla vista dei reciproci progetti.

Pro: E’ bello anche sostare e visitare la piazzetta esterna alla Cattedrale. Se non fa troppo caldo, potreste farvi scorrazzare i vostri bimbi e riposarvi un po’ sedendovi sulle panchine di muratura, che costeggiano la recinzione esterna. Quasi sempre in questo piazzale viene “parcheggiato” in attesa del Festino di Santa Rosalia il carro con la statua della “Santuzza”, adornato ogni anno in maniera sempre particolare e diversa, anche se i fiori e segnatamente le rose non possono mai mancare. Se possibile (su prenotazione), fate una passeggiata (magari serale) sui tetti da cui si gode di una vista eccezionale sulla città. Se avete il tempo, le possibilità e siete così coraggiosi da avventurarvi con bimbi, merita una visita al suo interno anche l’adiacente museo diocesano.

ORARI VISITE:
Lunedì: 8.30 – 14.15
Martedì – Venerdì: 8.30 – 18.00
Sabato – Domenica: 9.30 – 13.30

ORARI VISITE:
Lunedì: 8.30 – 14.15
Martedì – Venerdì: 8.30 – 18.00
Sabato – Domenica: 9.30 – 13.30

Servizi gratuiti:

Informazioni e materiale turistico
Mappe
Postazione di ricarica cellulari e tablet
Nursery
WC (anche per disabili)
Infopoint virtuale
Wi-fi

La Chiesa della Catena

La Chiesa della Catena, si trova a piazza della Doganella, vicinissimo alla Cala. Fu costruita nel XVI secolo come superbo esempio di stile gotico-catalano, con influenze rinascimentali. Una versione mistica attribuirebbe il suo nome ad un’antica leggenda secondo cui per grazia ricevuta dalla Madonna alcuni condannati a morte furono liberati dalle catene, che si sciolsero così al sole. Molto più concreta è invece l’attribuzione del nome alla lunga catena, che fissata alla sua parete esterna, chiudeva l’accesso all’antico porto di Palermo, impedendo l’attracco dei nemici.

E’ considerata una delle chiese più belle della città, eppure, tutte le volte che mi sono trovata al suo interno, mi sono sentita pervadere da un senso di oppressione, di pesantezza. Di sicuro questa conflittualità nasce dalla mia predilezione per l’opulenza barocca, in confronto al rigore gotico. Non posso negare che sia una bella chiesa, la presenza di opere del Gagini la rendono mirabile, però non è uno dei miei luoghi del cuore. 

Architettonicamente presenta un portico con tre archi ribassati, i cui tre portali sono arricchiti con bassorilievi del Gagini. L’interno è a tre navate, con tre absidi. La navata centrale ha volte a costoloni, quelle laterali volte a botte. Molto belle sono le cappelle interne della chiesa, la prima dedicata a Santa Brigida il cui soffitto mostra degli affreschi del Sozzi del XVIII secolo, raffiguranti l’incoronazione di santa Brigida e Cristo che le fa mostra del suo costato insanguinato. La seconda, considerata la più rilevante, ha un affresco in cui emerge la figura di Gesù bambino stempiato in quanto simbolo di saggezza, secondo visione bizantina. La terza cappella con bassorilievi sulla Natività del XVI secolo di Vincenzo ed Antonello Gagini e la quarta infine infine con tela anonima sull’adorazione della Natività da parte di alcuni pastori.

Pro: Di sicuro questa chiesa piacerà ai bambini. La scalinata, temuta spesso dalle spose trepidanti all’ingresso, suscita invece tanto divertimento nei piccoli. Le scale che sono davvero alte, mettono alla prova le abilità dei cuccioli nello scalare le loro prime vette. Chicco di sicuro ama questo luogo più di me!

La Basilica di San Francesco d’Assisi

La Basilica di S. Francesco d’Assisi è una delle chiese che più amo della mia città. Trovo incantevole sia la sua collocazione, in uno dei punti più suggestivi e fortemente turistici di Palermo, sia l’aura superba che infonde la sola vista della sua facciata tardo romanica.

La costruzione risale al 1260 circa e si basa sui resti di una chiesa precedente distrutta. Oltre al meraviglioso portale del XIV secolo spiccano la cappelle in stile gotico, con robusti costoloni ed intarsi di pietra lavica sul tufo grigio.

La Basilica fu distrutta nel 1823 e ricostruita in stile neoclassico verso la fine del XIX secolo. Vi trovano perfetta collocazione opere del Laurana, la “Cappella Mastrantonio” dal carattere prevalentemente rinascimentale di sicuro la più bella fra quelle presenti, gli stucchi barocchi del Serpotta, il grande artista della città ed infine alcuni affreschi di Pietro Novelli. I bombardamenti della seconda guerra mondiale distrussero ulteriormente l’antica basilica. Ma la ricostruzione voluta dai francescani fu possibile, sebbene si cercasse di mantenere quel carattere semplice più vicino al suo tratto originario.

Pro: Visitare San Francesco d’Assisi può essere interessante coi bambini. Certo, non ci si può attendere da parte dei nostri ‘accompagnatori’ grande attenzione, ma li si può coinvolgere anche solo col pensiero della piccola sosta da effettuare presso la famosa omonima Focacceria, disposta proprio di fronte all’ingresso della Basilica. Lì è riservata prevalentemente agli adulti la possibilità di gustare uno degli street food più apprezzati e amati dai palermitani doc: il pane con la milza, il cosidetto “pani ‘ca meusa”, focaccia farcita con milza, polmone e, talvolta, trachea di vitello, bolliti e soffritti accompagnati da caciocavallo grattugiato o ricotta con limone o pepe. Per i bambini hamburger e patatine fritte, ‘must’ del cibo veloce.

La Chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio (La Martorana)

Non c’è palermitano adulto che non abbia pensato anche solo per un frangente di scegliere questa chiesa come luogo di celebrazione delle proprie nozze. Si è poi, probabilmente trovato costretto a desistere, ora per le dimensioni ridotte del luogo, circoscrivibile a pochi eletti, ora per le infinite liste d’attesa anno dopo anno sempre più affollate.

Santa Maria dell’Ammiraglio, meglio nota in città come “La Martorana” è un’autentica bomboniera. Appartiene all’eparchia di piana degli Albanesi, circoscrizione della Chiesa italo-albanese e officia liturgia secondo rito bizantino per gli italo-albanesi della città.

Prese il nome dall’Ammiraglio siriano di culto bizantino della flotta di Ruggero II d’Altavilla, Giorgio di Antiochia, che la edificò per ringraziare della protezione concessagli nella vita.
La chiesa, edificio normanno del Medioevo, fu costruita su pianta a croce inscritta, tipica delle chiese bizantine ed orientata in asse con l’abside a Est e la facciata a Ovest, perché rivolti ad oriente nella preghiera. Fu soggetta a svariate trasformazioni, pertanto presenta differenti stili a contrasto. L’atrio interno fa mostra di una volta affrescata da Olivio Sozzi col tema della Gloria dell’Ordine Benedettino in cui lo sfondo dell’azzurro dei cieli contrasta col grigio scuro del saio monacale.

Meravigliosa è poi la cupola con il Pantocratore seduto sul trono, che regge il Vangelo con la mano sinistra mentre con la destra benedice ed annuncia. Vi poi la cornice con un’iscrizione in lingua greca “Io sono la luce del mondo” tratto da brano evangelico. Attorno si raffiguratii quattro arcangeli, gli otto profeti, con in mano i cartigli delle profezie, ed i quattro evangelisti.

Pro: è uno dei tanti simboli della città. Un passaggio, sia pure fugace, lo si deve dedicare alla piccola bomboniera palermitana, che delizierà pure i bambini con i suoi meravigliosi e festosi colori. Da non perdere assolutamente.

ORARI VISITE:                                                                                                          Lunedì – Sabato
ore 9.30 – 13.00  15.30 – 17.30. Domenica e Festivi
Ore 9.00-10.30.

COSTO: Intero: € 2,00 ridotto: € 1,00                                                  INFORMAZIONI:tel. 3458288231

La Chiesa di San Cataldo

Praticamente adiacente alla più nota Martorana, la Chiesa di San Cataldo ha subito varie trasformazioni, che ne hanno del tutto stravolto l’aspetto originario. Fu commissionata da cristiani ma costruita da architetti arabi, pertanto risulta evidente una commistione di stili. Tipicamente arabe sono le tre cupole rosse dei tetti, tra i simboli più noti della città. Massima è la semplicità della struttura interna: un parallelepipedo a tre navate con i mattoni a vista di tufo. Sicuramente degno di nota è poi il contrasto di luci, quella calda dei fari interni che si fonde con la luce bianca proveniente dall’esterno. Dal 1937 è diventata sede  dell’Ordine dei Cavalieri del Santo Sepolcro di Gerusalemme, il più antico e prestigioso ordine sacro-militare, dopo aver vissuto nel corso dei secoli il passaggio a diversi proprietari e mutandone spesso la destinazione d’uso. Attualmente è grazie all’interessamento dell’ associazione Culturale Amici dei Musei Siciliani che viene garantita la pubblica fruizione quotidiana.

Pro: E’ piccolissima ma deliziosa. Brevissima la sua visita. Da vedere assolutamente.

ORARI VISITE:                                                                                                          Lunedì – Domenica
ore 9.30 – 12.30  15.00 – 18.00


COSTO: Intero: € 2,50 ridotto: € 1,50

L’Oratorio di SS. Salvatore

Una delle chiese più interessanti del palermitano è sicuramente quella del  SS. Salvatore, situata in corso Vittorio Emanuele nei pressi della Cattedrale. E’ amatissima e quindi scelta per la celebrazione dei matrimoni, un sicuro indice della considerazione collettiva di bello da parte della popolazione, sia per la sua originale forma ellittica voluta nella metà del 1600 dal suo progettista, Paolo Amato,  sia per il suo essere un vero gioiello d’arte barocca con marmi mischi e tramischi, pitture ed affreschi di assoluto pregio. Fu seriamente danneggiata in occasione dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale ma restaurata in modo mirabile nel 1969. Ne fu modificata la destinazione d’uso, in quanto trasformata in un auditorium e soltanto successivamente tornò ad essere sede di funzioni eucaristiche, nonostante l’altare fosse spostato a destra dell’ingresso e non più in asse con esso, come era stato in passato.   

La fruizione pubblica giornaliera è assicurata dall’Associazione Amici dei Musei Siciliani con orario continuato ed il biglietto, rientrando in un particolare Circuito, che include momumenti come la Cattedrale di Palermo, il Museo Diocesano, la chiesa di Santa Maria della Catena, l’oratorio di San Lorenzo, l’oratorio del Rosario di Santa Cita e l’oratorio del Rosario in S. Domenico, la chiesa di S. Cataldo, il chiostro della SS. Trinità alla Magione, le chiese di S. Maria dell’Ammiraglio (la Martorana), Palazzo Alliata di Villafranca, la chiesa della SS. Trinità di Monreale e il Museo Diocesano di Monreale, dà diritto ad uno sconto per le visite di tali sedi.

Pro: Da vedere se avete tempo e capricci sotto controllo.. Contro: Palermo è una città ricca di splendidi luoghi di culto, però bisogna riconoscere quanto mettere alla prova la pazienza dei bimbi sia di certo un’ardua impresa. Potreste raccontare qualsiasi cosa per interessarli ma dubito che riuscireste a far loro visitare l’ennesima chiesa. E’ bellissimo l’oratorio, davvero, ma molto molto scomodo per il suo trovarsi proprio sulla strada, i suoi gradini infatti poggiano pericolosamente sull’asfalto percorso dalle auto che affollano il corso, quindi se siete muniti di passeggino vi invito a soprassedere con animo leggero.

ORARI VISITE:                                                                                                          Lunedì – Domenica
ore 10.00 – 18.00 Martedì chiuso


COSTO: Intero: € 2,50 ridotto: € 1,50
Circuito d’Arte Sacra, € 1,50

Il Duomo di Monreale

Il Duomo di Monreale è una parte di noi palermitani, è il bello che tutti noi sentiamo di avere intorno, eppure per distrazione o per mancanza di tempo non lo menzioniamo mai, sarà perché non è vicino come la Cattedrale cittadina, dista infatti alcuni chilometri dal centro, sarà perché è sempre preso d’assalto da orde di turisti in ammirazione e quindi non costituisce un luogo di culto di consueta frequentazione. Ma resta il fatto che sia un’opera meravigliosa, davvero una delle più mirabili di questa terra. Ve ne ho già fatto menzione in occasione della “visita” della Cattedrale, perché strettamente connesso ad essa, ma naturalmente è meritevole di un’importante sezione a sé.  Una volta ho letto su un blog un commento secondo cui “per apprezzare il bello occorrano occhi speciali, una vista educata o uno stato di totale abbandono”. E’ assolutamente vero ma nel contempo ritengo che possa essere il cuore a guidare i nostri sensi, e il Duomo si presta perfettamente come strumento di educazione al bello.

La chiesa, nata come basilica, fu costruita in pochi decenni sotto la guida attenta ora di esperti architetti, ora di teologi bizantini e latini, dando vita ad una splendida armonia ancora intatta malgrado i rifacimenti successivi. Risalgono alla costruzione originaria il corpo della Chiesa ed il Chiostro quadrato dei benedettini, mentre dell’abbazia e del palazzo Reale non vi è più nulla in quanto inglobato nei locali del Duomo. Tra le aggiunte successive degne di nota sono sicuramente sono il portico settentrionale, realizzato dal Gagini nel ‘500  e la cappella barocca del Crocifisso del ‘600 . La Cattedrale di Palermo è famosa soprattutto per la monumentalità della sua facciata, il Duomo di Monreale deve invece il suo principale fascino alla parte interna. L’ingresso è ad Ovest, l’Abside col Presbiterio e l’altare ad Est, tipica distribuzione operata in base ai canoni della teologia Orientale, dal momento che segna l’ingresso verso la luce, verso Gesù Pantocratore che, come un sole, ci illumina ed accoglie.

Un’altra caratteristica di assoluto pregio è la presenza di circa 6500 metri quadrati di mosaico una sorta di catechesi in immagini con storie tratte dal Vecchio Testamento e dalla Vita di Cristo.
Il grande Pantocrator
all’interno dell’abside centrale è uomo e Dio insieme,  il suo abito è rosso come simbolo di divinità ma è al contempo rivestito da manto blu perché simboleggi l’umanità intera. E’ la luce del mondo, è Dio, con il  volto umano, sereno. E’ sconvolgente tale immagine, perché si ha la sensazione che ci segua con lo sguardo, ovunque, senza che a noi sia concessa la possibilità di osservare completamente i suoi occhi.

Pro: Perché la vostra visita sia più costruttiva possibile, cercate di preferire orari lontani dall’affluenza di massa. Le chiese ed i luoghi sacri in genere poco affascinano i bimbi a meno che non si riesca ad interessarli e stimolarli con qualcosa di nuovo o di sorprendente. Ecco, uno sguardo profondo come quello del Pantocrator potrebbe far presa su di loro, così come il meraviglioso chiostro dei benedettini, anche se, come è normale che sia per un tempo molto limitato.

ORARI VISITE:                                                                                                          Lunedì – Sabato
ore 8.30 – 12.30 e 14.30 – 16.30
Domenica e Festivi
ore 8.00 – 9.30 e 14.30 – 16.30

COSTO: € 4,00 a partire dai 10 anni

Prenotazioni gruppi
Lunedì – Mercoledì – Venerdì dalle ore 9.00 alle ore 12.00
email: prenotavisitaduomo@gmail.com
mobile: +39 327 3510886

La Chiesa di San Giovanni degli Eremiti

E’ sicuramente uno dei monumenti palermitani più conosciuti al mondo: l’immagine delle sue cupole intonacate di rosso è un simbolo della città, eppure devo ammettere, che pur avendolo visitato con un’ottima guida cittadina, la sua “conoscenza” non ha suscitato quel fascino che ritenevo dovessi subire. La Chiesa di San Giovanni degli Eremiti, fondata tra il 1130 ed il 1154, si trova appena sotto le mura del Palazzo Reale e fu edificata per volere del re Ruggero II, sovrano colto ed illuminato, mescolando insieme culture artistiche contrapposte, quella cristiana e quella orientale, realizzando una forma d’arte unica. Essendo particolarmente vicino alla Residenza reale, la chiesa fu scelta come luogo destinato alla sepoltura degli alti dignitari della corte normanna.

Presenta un interno spoglio e disadorno ma incantevole è il gioco di luci ed ombre frutto delle aperture ogivali. Dell’antico chiostro del monastero, a cui si può accedere mediante un giardino ottocentesco adornato con piante esotiche, come palme, agrumi, ulivi, ed agavi, oggi purtroppo rimangono solo resti di mura perimetrali e colonnine con arcate gotiche.

E’ stato poi, soprattutto verso fine del XIX secolo, che si è cercato di realizzare lavori di restauro mirati a restituire l’aspetto originario alla chiesa, eliminando le successive aggiunte posticce.

E’ di sicuro indicativo della sua singolarità il fatto che rientri con altri otto monumenti cittadini di ispirazione arabo-normanna nelle liste del Patrimonio mondiale dell’Unesco. Contro: Penso sia una visita impegnativa, interessante per un adulto, ma poco attraente per un bambino.                                                                                                     

ORARI VISITE:      

Lunedì, Domenica e Festivi Infrasettimanali
ore 9.00 – 13.30
(chiusura biglietteria ore 13.00)e 14.30 – 16.30
Martedì e Sabato
ore 9.00 – 19.00
(chiusura biglietteria ore 18.30)

COSTO: Intero: € 6,00 ,  Ridotto: € 3.00
Gratuito per minorenni ed over 6
5

La Chiesa di San Giuseppe dei Teatini

Devo ammettere di “giocare in casa: San Giuseppe dei Teatini è la mia chiesa del cuore, perché è stato proprio qui che si è celebrato il mio matrimonio (Carla). Prima che la scelta ricadesse su questo luogo magico, per me era una delle tante chiese grandi e scomode, infatti il suo essere collocata in uno dei punti più difficili da un punto di vista logistico (trovarsi esattamente presso uno dei 4 cantoni di Piazza Vigliena), la rendeva per nulla appetibile. Eppure mi sono dovuta ricredere: la maestosità e l’opulenza palpabile la rendono meravigliosa.

E’ imponente e superba, divisa in tre navate da colonne di marmo grigio e coperta da volte a botte affrescate e ricoperte con stucchi.

La grande cupola fu affrescata dal pittore Guglielmo Borremans mentre il presbiterio impreziosito da un altare con pietre dure ed un crocefisso in avorio, bronzo ed agata. Marmi colorati ed agata: è tutto un tripudio di materiali nobili pietre preziose.

Pro: Gradiranno la visita, breve ovviamente, anche i bimbi, che si troveranno a gironzolare curiosi per le ampie navate

ORARI VISITE:                                                                                                                 Lunedì – Sabato
ore 7.30 – 12.00 17.30 – 20.00
  

Domenica e festivi
ore 8.30 – 13.15 18.00 – 20.00

Chiesa di Gesù (Casa Professa)

E’ in assoluto la chiesa che amo di più nella mia città, è il trionfo del barocco, è la ricchezza, il fasto, è l’opulenza portata ai massimi livelli espressivi. Amo questo luogo eppure venirvi per assistere alla funzione settimane non è agevole, si trova infatti a pochi “passi” dai Quattro Canti, zona spesso interdetta al traffico delle auto, immersa totalmente nel mercato palermitano di Ballarò. Ma è un classico monumento della  città, pertanto “guai a perderlo”. Se volete infatti avere un’idea dell’arte barocca siciliana, questo è un vero e proprio gioiello, più di qualsiasi altro. E’ arte viva offerta alla religiosità del territorio. Dal 1892 è stata dichiarata monumento nazionale.

La Chiesa è stata oggetto di  varie modifiche. Inizialmente prevedeva una sola navata centrale, poi venne ampliata dando vita ad un’unica aula a croce latina con tre navate, una serie di cappelle laterali, pregevole tripudio barocco, ed ampio presbiterio, che presentaepisodi tratti dal Vecchio e Nuovo Testamento e lo scenario dell’Incarnazione del Verbo

L’interno della Chiesa, in netto contrasto con l’austera facciata, presenta decorazioni a marmi mischi e tramischi con intarsi e rilievi, che ricoprono interamente i muri e le colonne della chiesa, le navate e le cappelle, fino al presbiterio sono gruppi marmorei di forte impatto visivo, motivi floreali, umani e animaleschi ed astratti, realizzati nel modo più incisivo e magniloquente.

La cupola, distrutta a seguito dei bombardamenti del 1943 fu interamente ricostruita e restaurata portando alla luce nuovamente ciò che era stato danneggiato del presbiterio e transetto coinvolti dalla “frana”.

Non si può valutare una visita della città e dei suoi tanti luoghi di culto senza valutare un passaggio per la Chiesa di Gesù. Il barocco è stato una delle più rappresentative forme d’arte in Sicilia, pertanto non si può in alcun modo non vedere questo capolavoro. Piacerà agli adulti, ai bimbi: il candore bianco degli stucchi unito al verde affascinerà tutti. E’ un immenso lavoro che non passerà inosservato ma stupirà ad ogni età.

Pro: E’ proprio bella, imperdibile, di facile accesso per tutti.

Contro: La sua collocazione. Il suo essere immersa totalmente a Ballarò, uno dei mercati storici della città. Vi si può accedere con l’auto ma la possibilità di parcheggio è minima. Persino i palermitani valutano soluzioni alternative all’auto per raggiungere la Chiesa. Vi sono dei parcheggi privati a pagamento ma le strade sono molto strette ed anguste, caotiche ed in discesa. Migliore soluzione: giungervi con l’autobus e perdersi per il centro storico che peraltro non è affatto di dimensioni ridotte.

Chiesa di Santa Cita (San Mamiliano)

La Chiesa di Santa Cita, dedicata a San Mamiliano, è situata nel quartire Kalsa di Palermo, proprio alle spalle della Cala. E’una chiesa imponente e molto bella, fondata nei primi anni del trecento ma demolita in un secondo momento per favorire un ampliamento strutturale. Questa nuova costruzione con pianta a croce latina a tre navate fu ultimata nel 1600 ma le sue navate a causa dei bombardamenti della Seconda Guerra Mondiale furono del tutto danneggiate. La facciata del ‘700 presenta tre portali di ingresso e sul principale colpisce quello con l’immagine del cane con la fiaccola in bocca, simbolo dell’ordine domenicano. La chiesa è impreziosita da decorazioni ed opere d’arte, tra queste la tribuna e l’arco dello scultore Gagini, la tela del Beato Geremia di Manno, sopra l’altare, e la tela della Santa Agnese da Montepulciano di Paladini. Pregevoli sono poi gli stucchi alle pareti e le decorazioni ad intarsio di marmi mischi. Da non perdere la Cappella dedicata alla Madonna del Rosario tra le massime espressioni del barocco siciliano.

Legato alla Chiesa di Santa Cita è  il suo meraviglioso Oratorio, altro luogo amatissimo dai palermitani, sebbene spesso sia chiuso al pubblico. Mi ci sono recata parecchie volte soprattutto in occasione di matrimoni, che nel periodo estivo sono particolarmente gettonati e riempiono la piccola stradina antistante di folle festanti  e variopinte. L’Oratorio si presenta come luogo di assemblea e di culto ma interessante è evidenziare il forte contrasto architettonico tra l’esterno e l’interno, il primo modesto e semplice, il secondo opulento e maestoso per via della talentuosità del massimo esponente del barocco in città: Giacomo Serpotta. Un piccolo portale segna l’ingresso in salita, una larga scalinata si offre ai suoi visitatori, deliziando i bambini, meno gli adulti,non perché sia particolarmente ripida o perché presenti alti gradini ma perché lunga. Al termine di essa si raggiunge una ampia sala attigua all’aula oratoriale vera a propria. E’ questo il “tesoro” dell’Oratorio: è di assoluta bellezza, tra putti, statue allegoriche e teatrini l’opera più mirabile resta comunque la storica Battaglia di Lepanto con la vittoria della flotta cristiana contro i Turchi, naturalmente del Serpotta.

Pro: E’ bella e da vedere. Divertirà i bimbi la scalinata. Curiosità a gogo.

Contro: Troppi gradini se col passeggino. Se tenete i cuccioli in fascia, attrezzatevi, non è infinita la salita ma di certo impegnativa se il peso del vostro piccolo si fa già sentire.

La Chiesa di Santa Caterina

In Piazza Bellini., proprio di fronte alla bomboniera palermitana, la Chiesa dell’Ammiraglio (La Martorana), sorge la Chiesa di Santa Caterina d’Alessandria d’Egitto, una delle più ricche ed sfarzose di tutta la città. Nel maggio 2016 il restauro le ha conferito nuova vita e lustro: è imperdibile per il suo essere tra le più fastose e “barocche” della città. Vi è un’unica navata centrale naturalmente in stile barocco con elementi rococò. Degni di nota l’altare maggiore in marmi pregiati, l’affresco della volta di Randazzo con la raffigurazione della “Gloria di S. Caterina”, gli altorilievi posti lateralmentecon scene della Bibbia e la statua di Santa Caterina del Gagini.

Molto belli il Chiostro ed il Convento, visitabili pagando un ticket ulteriore di 8 euro.

Infatti, per volontà dell’Arcidiocesi di Palermo e della Soprintendenza, con la fondamentale gestione di una cooperativa (Pulcherrima Res), l’edificio ha aperto le porte in veste di polo museale, con la peculiarità di raccontarsi al pubblico come cantiere aperto in divenire (analogamente a quanto succede a Palazzo Butera)

Pro: Adiacente alla Chiesa di Santa Caterina (si entra da una porticina accanto alla scalinata della Chiesa e si sale al primo piano) è stata di recente aperta, o riaperta, una pasticceria che reinterpreta le antiche ricette delle suore del Convento di Santa Caterina, chiamata  “I Segreti del Chiostro”, aperta ogni giorno dalle 10.00 alle 18.00. Qui troverete tutto il repertorio dei dolci palermitani e siciliani tradizionali, i vostri bimbi (ma non solo loro) si leccheranno i baffi!

Contro: Attenzione per chi va con bimbi piccoli: sia alla chiesa che alla pasticceria si accede tramite scale. Fornitevi di fascia o marsupio, sarà decisamente meglio che sollevare il passeggino per tutte le scalinate o tenere in braccio i bimbi con rischio di brutte cadute!

La Chiesa della SS. Trinità (La Magione)

La Chiesa della SS. Trinità, meglio nota come la “ Magione” si trova nell’omonima piazza Magione, un grande spazio adibito a parco giochi cittadino, nonché luogo di ritrovo per giovani palermitani e non, soprattutto nelle ore serali. La storia della Chiesa e del suo convento è davvero travagliata; fu fondata nel XII secolo dal cancelliere del re normanno Tancredi, venendo inizialmente donata insieme al suo convento ai monaci Cistercensi per poi passare all’ordine dei cavalieri teutonici col nome di “Mansio Sanctae Trinitatis“..
Furono proprio questi ultimi a modificarne la struttura massimamente, realizzando nuove cappelle, ingrandendo il convento e costruendo un ospedale per i pellegrini germanici.
In seguito fu governata da Abbati (fra i quali, il Cardinale Borgia divenuto in seguito Papa Alessandro VI) che apportarono variazioni per modificare i tratti medievali originari. Successivamente, a fine Settecento fu unita all’ordine Costantiniano di San Giorgio. La chiesa, fu costruita sulla base di una moschea preesistente, e presenta caratteri attribuibili all’architettura araba, tratto riscontrabile in tutta l’Isola tra XI ed il XII secolo. La pianta è a croce latina con tre navate separate da grandi archi sostenuti da colonne di varia altezza.

La Chiesa della SS. Trinità è più un punto di riferimento per i palermitani, ma rientra tra i principali “sightseeing points” della città. Eppure ritengo meriti un “incontro”, sia pure breve, essendo la zona attraente sia per il parco giochi, sia per i tanti locali e ristoranti presenti ma soprattutto per lo Spasimo, che è ormai diventato uno dei maggiori simboli di Palermo. La Magione oggi è una chiesa spoglia, priva degli ornamenti barocchi anche se in passato doveva essere ricca di pitture e rivestimenti marmorei. La sensazione che suscita la sua visita a molti è decisamente in contrasto con tutti gli altri luoghi di culto: è come se invitasse a celebrare una religiosità semplice, priva di sforzo ed opulenza.

Pro: Dedicare qualche minuto alla sua visita è possibile. E’ facilmente raggiungibile, non presenta barriere architettoniche. I bimbi possono passeggiare nel piccolo atrio, che sembra essere fresco anche nei giorni più caldi per la sua felice posizione. Il piccolo parco giochi aperto a tutti è proprio alle sue spalle.

Contro: Non essendo inserita nel circuito principale si può omettere. Pensavate ci fosse così tanto da vedere?

La chiesa di San Domenico

La chiesa di San Domenico, è una delle costruzioni barocche più interessanti della città. Si trova nella Piazza che porta il suo stesso nome, San Domenico,  ed al centro di essa vi è la colonna eretta in onore della Vergine Maria, la cui statua in bronzo è rivolta verso la Chiesa. Si narra che, perché la si potesse scorgere dalla finestra della facciata, si dovette ridurre la dimensione originaria della colonna stessa. La Chiesa fu eretta nel 1640, e presenta una facciata in stile barocco con stucchi dei Serpotta. A Giacomo sembra appartengono le statue dei santi San Domenico, San Tommaso D’Aquino e San Pietro Martire, presenti in nicchie nell’ordine superiore; al nipote Giovan Maria Serpotta invece le altre quattro statue di San Pio V, Benedetto XI, Innocenzo V e Benedetto XIII.

La chiesa è a croce latina con tre navate divise da sedici colonne in marmo di Billiemi. Presenti poi nelle navate laterali cappelle con rilevanti opere pittoriche e scultoree.

Anche qui, come emblema dell’ordine domenicano troviamo sulla porta d’ingresso la raffigurazione del cane con la fiaccola in bocca.

E’ una chiesa maestosa, opulenta, ma non riesco a ricordare esattamente quale sia stata l’ultima volta che vi sono entrata, in genere la mia memoria è pressoché perfetta. Ho memoria solo di una una persistente nota di incenso, che mi ha fatto desistere dal sostarvi troppo durante la celebrazione (io sono allergica al fumo sprigionato da esso) e quella sensazione di spaesamento, confusione. Probabilmente il condizionamento della mia salute ha pesato sul mio gradimento.

Contro: A mio avviso impossibile portare dei bimbi, non perché vi siano barriere architettoniche, quanto perché dovendo fare una cernita necessaria, trovo che San Domenico meno si presti ad incuriosire i bambini, italiani o stranieri che siano.

Santa Rosalia ed i luoghi del mito

La Santuzza in festa: U’ Fistinu

Puoi amare o meno i momenti di partecipazione collettiva, perché caotici, pericolosi o semplicemente kich, ma non puoi non trovare la gioiosa religiosità del Festino coinvolgente.

E’ un mix di caos, paura, frenesia, vivacità. E’ la città che vive dei suoi contrasti e se ne fa portatrice. E’ opulenza ma al tempo stesso miseria, religiosità ed ateismo, voglia di vivere e paura.

Malgrado abbia perso molto del suo appeal originario, il Festino di Santa Rosalia, è sempre un evento che continua ad attirare migliaia di turisti per il suo essere singolare mescolanza di folclore e religione. E’ la rappresentazione della liberazione della città dalla peste del 1624, in seguito al ritrovamento delle reliquie della Santa, la “Santuzza” per i palermitani, sul Monte Pellegrino.

L’evento ha luogo tra 14 e il 15 luglio, quando migliaia di palermitani accompagnano il Carro della Santa, dalla Cattedrale e al Foro Italico, passando per piazza Bologni, Quattro Canti e Porta Felice. Momento saliente del Festino è proprio questa partecipazione collettiva, questo percorrere festosi ed uniti le strade in onore alla Santa. Il Cassaro, corso Vittorio Emanuele, ne è il vero e proprio palcoscenico: spettacoli di luci, colori e suoni che sono rimasti nella memoria dei Palermitani e dei turisti accorsi ad onorarla. La festa culmina gioiosa con i tradizionalifuochi d’artificio che illuminano il foro Umberto I fino alla Cala.

Momenti fondamentali che rafforzano il rapporto tra la città e la Santa patrona, sono soprattutto quelli che precedono la notte del 14 luglio; in realtà infatti, il Festino, inizia il 10 luglio e si protrae per altri cinque giorni. Nel corso dei quali nei primi tre vi è la preparazione al grande corteo del 14, il 14 la trionfale sfilata del Carro ed il 15 è il giorno del ringraziamento, della preghiera e della invocazione a Santa Rosalia, le cui reliquie, vengono portate in processione per le vie della città.

Il carro è la vera essenza del Festino, è simbolismo puro, metafora della voglia della città di trionfare sui propri mali. Ha forma di vascello, con a poppa una struttura alla cui sommità è posta la statua di Santa Rosalia nel pieno della sua gloria. Al suo interno trovano posto dei musicisti e gente scelta dal Comune a rappresentare la città stessa. Il festino termina giorno 15 con la solenne processione delle reliquie della Santa, presenti all’interno dell’Urna argentea. 

Pro: se hai la fortuna di programmare la tua vacanza a Palermo in questi giorni non puoi perderla. Munisciti di pazienza e sopportazione, perché la confusione sarà tanta e malgrado l’ospitalità della gente sia nota, in queste occasioni non brilla il senso civico ed il rispetto per l’altro. Godi di questa esperienza in modo semplice, senza aspettarti troppo e senza giudicare. Solo così ne comprenderai l’essenza primaria. Proteggi i tuoi bimbi dalla calca, scegli punti di sosta meno affollati: assistere allo spettacolo è divertente ma sapere di non correre il rischio di lasciarsi travolgere dalla confusione è ancora più importante. I fuochi d’artificio, belli e maestosi, sono una tradizione imperdibile anche per quei palermitani che snobbano l’evento perché troppo popolare. Cerca di  provare le pietanze palermitane che troverai proposte lungo il percorso, il nostro street food, come le lumache bollite con aglio e prezzemolo, lo sfincione, una specie di pizza con pomodoro e cipolla, il polpo bollito, le focacce con milza di animale, calia e simenza, la pannocchia bollita e l’anguria.

Il Santuario di Rosalia

Il Santuario di Santa Rosalia è uno dei miei posti del cuore. La mia è una religiosità normale, nel senso che credo fortemente nell’esistenza di Dio ma come molti purtroppo non riesco ad essere praticante come vorrei. Potrei perdermi in mille scuse per giustificare un mio continuo assenteismo dai luoghi di culto, ma la pura verità è che mi manca la volontà di farlo.

Per il Santuario devo ammettere che il discorso cambia radicalmente. Per me quel luogo è letteralmente magico, mistico e nulla può essere confrontato alla sensazione ed all’emozione che provo ogni qual volta mi trovo a varcarne la soglia. Sento il peso della penitenza, sì, perché per me andarci è sempre un momento intimo in cui ho bisogno di qualcosa, in cui mi ritrovo ‘persa’ in pensieri, talmente pesanti, per i quali ho necessità di condivisione. E la Santa è e sarà sempre per me la migliore ascoltatrice. Mi ha indicato la strada ogni volta. E so che lo farà sempre.

Per raggiungerlo fino al 2011 vi erano due differenti strade, entrambe bellissime ma piene di tornanti ed in alcuni punti un po’ anguste. A causa di frane, la via più bella, quella che dalle pedici del Monte Pellegrino a Mondello portava in alto è stata chiusa al traffico ed ora l’unica percorribile risulta essere quella da Via Bonanno, con vista mare sul quartiere Arenella.

Lungo questo percorso sono presenti le varie stazioni di sosta per i fedeli che si sobbarcano “l’impresa” di raggiungere a piedi il Santuario, in particolar modo in occasione della festa del 4 settembre.

Avrai la sensazione che questa strada non arrivi mai. Sicuramente penserai più volte di esserti perso, che il tuo navigatore non sia perfettamente aggiornato o chissà cos’altro. Ti sorprenderà la vista di un castello arroccato in alto. Valuterai l’idea di includere la sua visita al ritorno. Castello Utveggio, il suo nome, è una struttura particolare. Sembra più bella dall’esterno, bisogna riconoscerlo e molti palermitani sono mai stati al suo interno. La vista da lassù è davvero suggestiva, posso garantirtelo, perché nel lontano 2006 ho vissuto personalmente la piacevole esperienza di seguirvi un master per circa 9 mesi, essendo tale luogo destinato dalla Regione Siciliana alla formazione post universitaria. Anche il Castello meriterà una sezione a parte proprio per la sua peculiare posizione strategica.

Tornando al percorso per raggiungere il Santuario, una volta superato il Castello, la via sarà di certo più breve e meno tortuosa. Un paio di tornanti o forse qualcuno in più e sarai arrivato.

La storia della Santa è davvero mitica. E quest’aura mistica ti pervade fin dall’approssimarti alla scalinata del luogo a Lei dedicato. Non puoi non sentirti un pellegrino. Certo, devi dimenticare le bancarelle e quanto di più kich potrai trovare alla base della scalinata stessa. Tazze, sciarpe, souvenir siciliani della peggiore fattezza.

Ma tu non sei lì per questo. Dimentica l’aspetto puramente folcloristico e lasciati avvolgere dalla sacralità della visita.

Per raggiungere la porta di accesso, due possibili soluzioni: la scalinata, la vera e propria via, con tutto il significato che implica, oppure la piccolissima stradina che porta proprio davanti all’ingresso del Santuario, da utilizzare solo in caso di difficile mobilità e quindi se si fa uso di passeggini o strumenti affini. Lo spazio antistante il Santuario è di dimensioni ridotte, quindi si tratterebbe solo di sosta momentanea. Scegli le scale. Percorrile tutte, fermati sulla sinistra nella piccola torretta con le candele, guarda in basso e torna a salire.

E’ in questo momento che senti di aver fatto bene e recarti lì.

Ora entra e guarda in silenzio. Ascolta. Ammira la Santa e seduta/o su una panchina vuota, se hai la fortuna di trovarla, visto che ce ne sono pochissime a disposizione dei fedeli, prega. Dille quello che senti, quello che ti sta a cuore. Liberati di qualsiasi peso. Abbandonati senza vergogna. Io piango sempre e non mi imbarazzo mai di farlo. Mostra ai tuoi piccoli, che devono vedere questo luogo magico, i giochi di argentee grondaie che non possono non suscitare la loro curiosità. Spiega, come solo un genitore sa fare, quanta sofferenza possa esserci nel mondo ma quanto aiuto si possa avere e donare solo se si crede in qualcosa/qualcuno.

La tua visita è finita. Lo shop attiguo è visitabile ma come ogni altro negozio presente in luoghi sacri è superfluo.

Ritorna fuori all’aria aperta. Sentirai finalmente una sensazione di gioia. Sai che la Santa ti ha ascoltato. Che non sei sola/o. Questo è quello che provo io. Sempre.

Brevi cenni storici…ed architettonici

Rosalia Sinibaldo, nome della Santa Patrona della città, visse intorno al 1128 a Palermo. Figlia del duca Sinibaldo, signore della Quisquina e del monte delle Rose, e di Maria Guiscardi, donna di origini nobili imparentata con la corte normanna, tramite Ruggero d’Altavilla. Crebbe alla sua corte tra fasti e ricchezze, e ricevette ottima educazione e forte formazione cristiana. Il padre Ruggero salvato dal conte Baldovino, durante un aggressione da parte di un  leone volle ricompensarlo con la mano della figlia, che però dopo sogno premonitore  decise di rinunciare al matrimonio e dedicarsi alla fede religiosa abbandonando per sempre il lusso della vita di corte. Un giorno poi guardandosi allo specchio vide non la propria immagine bensì quella di Cristo in croce con la corona di spine e il volto sanguinante. Quella visione fu per lei la vera chiamata di Cristo, e decide quindi di abbracciare la vita consacrata definitivamente. Dopo aver trascorso un periodo presso la corte di Ruggero II, si rifugiò nel monastero delle Basiliane a Palermo, che presto abbandonò in quanto sottoposta a continue pressioni da parte della sua famiglia, perché tornasse sui suoi passi, e sposasse Baldovino. Si recò allora sul monte Quisquina, nei pressi di Bivona, e si stabilì presso una grotta dove condusse vita anacoretica, passando le giornate a pregare dormendo per terra. Tante le sofferenze fisiche e psicologiche, ma la solitudine poteva garantirle purezza santità. Tale grotta finì per diventare meta di pellegrinaggi, pertanto Rosalia optò per un nuovo rifugio in cerca di silenzio e tranquillità: fu proprio la  grotta sul Monte Pellegrino. Resistette a svariate sofferenze fisiche e avversità climatiche di ogni genere  guidata dalla forza di Dio e consapevole  di essere prossima alla morte, si adagiò per terra, portando al petto un piccolo crocifisso con la mano sinistra e ponendo sotto la testa la mano destra come cuscino. 4 settembre del 1165 fu trovata senza vita da un gruppo di pellegrini. Il suo culto ebbe origine nel 1624, quando in occasione della peste a Palermo sembra siano state proprio le reliquie di Santa Rosalia, portate in processione per le strade della città, a bloccarne la diffusione per il territorio

Il santuario di Santa Rosalia, è posto a 430 metri s.l.m., e fu eretto nel 1625. L’entrata presenta un vestibolo a tre arcate su colonne tortili di alabastro, dove vi sono due altari a tarsie marmoree, a destra un crocifisso del 400 ed a sinistra il confessionale e varie lapidi. Tra queste in una viene ricordata la visita di Goethe nel 1787.
Vi è poi addentrandosi uno spazio dedicato alla devozione dei fedeli, ai loro omaggi personali alla Santa ed una statua della Santa stessa  La chiesa ricavata dalla grotta, è profonda 25 metri e larga circa 10. In essa si pensa furono ritrovate le reliquie originarie di Rosalia. Per accedere alla grotta consacrata è necessario passare attraverso un cancello di ferro, superato il quale, la mistica visione si offre a tutti i fedeli. La Statua del ‘700 di Santa Rosalia è incastonata nella roccia viva. La volta della grotta è coperta da lamine metalliche che incanalano l’acqua santa che viene fuori dalla roccia.
L’altare è semplice, quasi essenziale ed alla sua sinistra si può scorgere incastonata nella roccia la testa marmorea della Santa. La suggestione è assoluta ed evidenzia la sua solitudine.

All’uscita, sulla destra, vi è poi l’ingresso al convento, che è sede di un Istituto dell’Opera Don Orione.

ORARI VISITE

MATTINO 
Ore  07.30 – 12.30

POMERIGGIO
Ore 14.00 – 18.30 (19.30 ora legale)
(ORA LEGALE: dall’ultima Domenica di Marzo
all’ultima Domenica di Ottobre)

Solitamente il Santuario rimane aperto
anche dalle 12.30 alle 14.30

ORARI  MUSEO
“Stanze del Tesoro di S. Rosalia”

GENNAIO 2019 SABATO  e  DOMENICA Ore 10,00 – 13,00 Ore 15,00 – 18,30

ORARI  SANTE  MESSE

FERIALI (da lunedì al sabato)da Ottobre a Giugno:Ore 17.00 (ora legale 18.00)Feriali per Luglio e Agosto:Ore 19.00  (da lunedì a venerdì)ore 18.00  (sabato)

FESTIVE
Ore 11.00  e  17.00 (ora legale 18.00)

Pro: La fatica delle scale è ricompensata ampiamente dalla sensazione di pace che ne deriva. Se sei con passeggini, approfitta della stradina per il tempo necessario a far scendere il cucciolo e un adulto accompagnatore. E’ un luogo sacro, richiede rispetto e comprensione. Sarà il cuore a guidare questa visita, non la storia presentata nei testi.

Contro: La bruttezza delle bancarelle, uno scempio alla vista e la difficoltà di parcheggio. La scalinata non è impossibile da farsi, non pensare però di portare il tuo bimbo in braccio a meno che tu non sia muscolarmente florida/o.

Il guardiano di Palermo: il Castello Utveggio

Vi parlerò del Castello Utveggio facendomi guidare da quelle emozioni che ho messo da parte ormai da parecchi anni. E’ un luogo della mia vita, in quanto vi ho “vissuto” una significativa esperienza di studio in una fase della mia vita in bilico tra la voglia di tornare a vivere a Londra e quella di fare qualcosa di nuovo, di  rilevante per la mia storia professionale.

Il Castello Utveggio è arroccato su Monte Pellegrino, raggiungerlo appare difficile per via della strada tortuosa, piene di tornanti angusti che sembrano sospesi nell’aria.

A volte percorrevo queste vie col cuore in gola, pur conoscendo a memoria le curve e mi sorprendevo a seguirle con ansia, tutte le volte.

Il Castello che tutti i palermitani cercano sempre con lo sguardo è un simbolo della città, è il suo guardiano, eppure non tutti vi sono mai stati. Sembra bellissimo dall’esterno, suscita tanta curiosità, ma purtroppo devo ammettere che non si avvicina minimamente all’idea romantica che di castello si ha. Lo è solo per il punto in cui è stato edificato, sembra una fortezza, ma in realtà è solo un imponente edificio in stile liberty posto sul promontorio del monte Pellegrino a circa 350 metri sul livello del mare simile ad un castello neogotico dal caratteristico colore rosa pallido. Il suo colore originale era, stando ai racconti, rosso scuro mattone, in seguito è stato alterato. Nel corso degli anni è stato adibito a differenti usi, da albergo di lusso, Grand Hotel Utveggio il suo nome, a sede di enti regionali come il Cerisdi, Centro di alta formazione, a sede per organizzazione di particolari eventi.

E’ meravigliosa la vista che si gode da lì, è incantevole perdersi con lo sguardo. Il mare che abbraccia la città, dal porto fino a Mondello: si ha la netta sensazione che Palermo voglia essere un tutt’uno con l’acqua. Inoltre la città è più verde di quanto si pensi, il Parco della Favorita la ossigena benevolo. Trovarsi lì, in particolar modo nel belvedere della torretta è quanto di più suggestivo ci sia in città. Purtroppo attualmente il vecchio guardiano è abbandonato a se stesso, in attesa di attenzioni di maggior riguardo. A noi tutti sembra invece che invecchi senza morire.

Brevi cenni storici..

Fu voluto alla fine degli anni ’20 del secolo scorso dal cavaliere Michele Utveggio, su progetto dell’architetto Giovan Battista Santangelo, professore della Facoltà di Ingegneria dell’Università di Palermo. Inizialmente adibito ad albergo di lusso poi dopo la seconda guerra mondiale fu destinato all’abbandono. Rilanciato sul finire degli anni ’80 dal Presidente della Regione Nicolosi, come sede del CERISDI, Centro Studi Direzionali per la realizzazione di una scuola manageriale, fu nuovamente abbandonato all’incuria dopo il fallimento di tale ente.

Piazza Marina

Piazza Marina è la piazza che congiunge la Cala a corso Vittorio Emanuele. E’ un luogo estremamente vitale, pieno di ristoranti e locali notturni. Piace ai giovani ed agli anziani, è meta di appuntamenti per tutte le età. Ai bimbi, a Chicco e Giulia piace perché possono correre sul pavimento pietroso dei sanpietrini collocati a destra della piazza e perché al centro di essa si trova una deliziosa piccola villa: Villa Garibaldi, un giardino pubblico, realizzato dal Basile tra il 1864 ed il 66, adornato con lapidi e busti dedicati a personaggi risorgimentali. Presenti al suo interno svariati esemplari di Ficus tra i più grandi d’Europa.

La piazza è animata di giorno e di notte, non soltanto per via dei tanti locali presenti ma anche ed in particolar modo nei fine settimana, perché presa d’assalto da un singolare mercatino dell’usato, frequentato più da turisti che da abitanti della zona. La piazza è inoltre sede del Teatro Libero di Palermo e del Teatro delle Marionette siciliane.

Tanti i palazzi nobiliari edificati sulla piazza, da quello Chiaramonte-Steri, che dagli anni ’50 è sede del rettorato dell’Università degli Studi di Palermo, al palazzo degli Abatellis (da non confondere con la galleria d’arte sita in via Alloro con il medesimo nome) il palazzo Galletti di S. Cataldo, quello Ganci, il palazzo Fatta, il palazzo Sambuca, l’antica Regia Zecca, il palazzo Notarbartolo di Villarosa, ed il Palazzo S. Onofrio e poi in via Lungarini, adiacente stradina, ha sede il palazzo Mirto.

Brevi cenni storici..

La piazza, fino al Medioevo, era una palude che fu bonificata nel XIV secolo diventando uno spazio adibito dalla Santa Inquisizione per il martirio degli eretici provenienti dalle vicine prigioni dello Steri. Nel 1863, Filippo Basile progettò Villa Garibaldi, e posizionò la Fontana del Garraffo dinnanzi al Palazzo delle Finanze, fino ad allora presente nel mercato della Vucciria.